Storia e Cultura

“L’Italia chiamò” ma nessuno rispose

Non sono mai stato per i trionfalismi. Mai stato per i “paroloni” ne quelli di elogio, ne quelli di denigrazione. Non ho mai pensato che qualcuno o qualcosa, fosse: fantastico, geniale, strabiliante etc. Ma questa versione 4.0 del pianeta, ha abituato la gente a pensare che la mediocrità sia la genialità. Il che pone un serio problema sul livello culturale, intellettuale e fisico, dell’umanità che zampetta sulla terra.

La scritta con la quale qualche buontempone nostalgico di antichi regimi e sopiti rimpianti, ha scelto di immortalare le maglie della nazionale azzurra di calcio: L’Italia chiamò, mi è sembrata da subito un po’ troppo sopra le righe. Un azzardo per un’accozzaglia di giovani bipedi miliardari, che zampettando sui verdi campi, si illudono di essere al di sopra del resto dell’umanità, che da sotto, li guarda riverenti e si inginocchia, si emoziona e piange alle loro gesta.

Io avrei optato per un più sobrio: Forza ragazzi. Con una scritta così, avremmo rischiato poco o niente. Che anche ad un occhio meno avvezzo al calcio e a tutte le sue dinamiche, per chi insomma ha visto giocare i Totti, i Del Piero o Paolo Rossi, ma anche i Cabrini, Cannavaro, Lele Oriali etc, l’accozzaglia di calciatori messa su per la spedizione europea, sembrava una vera Armata Brancaleone. Ma dall’alto, dalla cabina di regia che ci comanda e decide per noi, ci arrivavano messaggi confortanti, supportati dai vari pseudo opinionisti, pseudo giornalisti o pseudo esperti del settore. Così il popolo inchinato ai proclami del grande “Nerone”, il popolo che si riversa in piazza per gli scudetti vinti dalla sua squadra e non per difendere le proprie libertà, ci ha creduto.

Noi siamo così. Un paese di poveracci, gran parte con le pezze ai piedi, guidati da un piccolissimo gruppo, da una ristretta élite che piena di dollaroni e potere, ci sbeffeggia, si diverte e si permette qualunque cosa che a noi viene proibita. Torna in mente la frase di Alberto Sordi, nel memorabile film di Mario Monicelli: Perché io so’ io, e voi non siete un cazzo. Frase tra l’altro, presa da un sonetto di Giuseppe Gioachino Belli, che recita inoltre: “Chi abbita a sto monno senza er titolo o dde Papa, o dde Re, o dd’Imperatore, quello nun pò avé mmai vosce in capitolo!”.

Difatti noi massa, non siamo un cazzo (chiedo venia) ma in fondo ci meritiamo tutto quello che abbiamo. Non proprio tutti di noi se lo meritano, ma la maggior parte si. Siamo pronti a rinunciare alle nostre libertà, per proteggere di più noi stessi dall’invasore quale che esso sia. Siamo pronti a star dietro a tutte le fregnacce che ci raccontano, pur di vivere più a lungo. Non siamo più in grado, sempre la maggior parte di noi, di esprimere un moto di dissenso, una parola che vada contro questa assurda narrazione che ormai è evidentemente, sia falsa e corrotta. Ma non ce ne curiamo. Il potere ha detto che così vivremo meglio ha detto che: “Io se vi faccio impiccare tutti non vi faccio torto, Visto che Io ho il potere di darvi la vita e quel con cui vivere” e noi, come recita alla fine il sonetto di Belli, rispondiamo: È vero, è vero!

Siamo un paese di straordinari divanati che con lo spritz in mano, pontificano su tutto. Esperti di cultura, storia, geopolitica sesso ma soprattutto.. calcio. Tutti commissari tecnici di questo paese a “forma di scarpa” come il compianto Freak Antoni soleva dire. Popolo che agita i pugni, alza la voce, ma poi si rigira mollemente sul divano affogando rabbia e delusioni nell’ennesimo spritz.

Diciamoci la verità: essere presi a padellate dall’odiata Svizzera, senza profferir parola o un qualsiasi gesto che richiami al motto che si portava sulla maglietta, è un’onta che va lavata con il sangue! Magari proprio con il sangue magari no. Per arrivare a quello bisognerebbe alzarsi dai divani, rinunciare alle code domenicali per raggiungere le nostre seconde case di proprietà o in affitto al mare o in montagna, rinunciare alle cene nei ristoranti, ammettere che il Covid non è mai esistito, ribaltare le regole del potere, prendere a randellate i ministri che ci hanno raccontato tutte ste fesserie. Fare piazza pulita dei giornalisti pagati dal potere per raccontarci che le auto elettriche inquinano meno delle altre, che la soluzione per salvare le guerre nel mondo è spegnere il condizionatore, che dobbiamo inzaccherare tutti i monumenti che abbiamo, tanto sono vecchi e detto tra noi, non so neanche che cosa rappresentano.

Vorrebbe dire prendere a calci in faccia tutti i piloti degli aerei che scorrazzano per i cieli imbrattandoli oltre che di carburante, di sostanze di cui ancora oggi niente sappiamo, ma che se già ci viene il sospetto, vuol dire che proprio bene non fanno. Prendere tutti coloro che hanno creduto ad un virus che ci avrebbe ucciso se non ci fossimo chiusi in casa e non ci fossimo vaccinati, mentre chi faceva lavori “socialmente utili”, poteva scorrazzare tranquillamente, farli uscire di casa e spiegargli che solo lo scorso anno a gennaio, l’ISS ha certificato che i morti da covid sono stati poco più che 5 mila, e che i non vaccinati, si aggiravano su di una cifra tra 12/15 milioni di persone. E sono tutti vivi. Insomma vorrebbe dire prendere in mano le nostre vite, decidere che ora questa vita, l’unica che abbiamo, la viviamo che vogliamo noi, non come vogliono farcela vivere questo ristretto, piccolo nucleo di parassiti elitari, che domina e decide su tutti noi.

Diciamola tutta. Vorrebbe dire rispondere veramente alla chiamata del nostro paese che sta scomparendo, con tutta la sua storia, le sue tradizioni, la sua cultura il suo popolo. Vorrebbe dire ritrovare l’orgoglio di lottare per avere le proprie libertà che non sono le vostre macchine elettriche, i vostri divani con gli spritz, il vostro assenso o dissenso sulle cose.

Ma temo che per queste cose, non bastino due schiaffi in faccia da uno svizzero qualunque e che amaramente, ancora una volta bisogna constatare che: “L’Italia chiamò..” ma nessuno rispose

Bruno Marro

https://brunomarro.com
https://brunomarro.blogspot.com


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Bruno Marro

Bruno Marro nasce a Torino il 5 marzo 1956 Musicista, compositore e scrittore, nella sua carriera ha scritto musiche per cartoni animati, trasmissioni televisive e fatto regia teatrale.

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