Storia e Cultura

CRIZIA – La storia di Atlantide di Platone (360 a.C.)

Il racconto di Platone non finisce qui. Quanto sopra era l’unico frammento sopravvissuto della storia mai trovato.

Vorrei cominciare osservando innanzitutto che novemila erano la somma degli anni trascorsi dalla guerra che si diceva fosse avvenuta tra coloro che abitavano fuori dalle colonne d’Eracle e tutti coloro che abitavano all’interno di esse; questa guerra che sto per descrivere. Dei combattenti da una parte si diceva che la città di Atene fosse stata la guida e avesse combattuto la guerra; i combattenti dell’altra parte erano comandati dai re di Atlantide, la quale, come dicevo, era un’isola più estesa della Libia e dell’Asia, e che, quando in seguito fu affondata da un terremoto, divenne un’invalicabile barriera di fango per i viaggiatori che salpavano da quindi in qualsiasi parte dell’oceano.

Il progresso della storia svelerà le varie nazioni di barbari e famiglie di Elleni che allora esistevano, come appaiono successivamente sulla scena; ma devo descrivere prima di tutto gli Ateniesi di quel tempo, e i loro nemici che combatterono con loro, e poi i rispettivi poteri e governi dei due regni. Diamo la precedenza ad Atene.

Nei tempi antichi, gli dei avevano distribuito tra loro tutta la terra mediante assegnazione (Cp. Polit.). Non c’erano litigi; Infatti non puoi supporre a ragione che gli dei non sapessero ciò che era giusto che ciascuno di loro avesse, o che, sapendolo, cercassero di procurarsi con la contesa ciò che più propriamente apparteneva agli altri. Tutti quanti con una giusta ripartizione ottennero ciò che volevano e popolarono i propri distretti; e quando li ebbero popolati, si presero cura di noi, dei loro bambini e dei loro averi, come i pastori accudiscono i loro greggi, tranne solo che non usavano colpi o forza fisica, come fanno i pastori, ma ci governavano come piloti dalla poppa della nave, che è un modo facile di guidare gli animali, tenendo le nostre anime al timone della persuasione secondo il loro proprio piacere; così guidavano tutte le creature mortali.

Ora diversi dèi avevano le loro terre in luoghi diversi che essi stabilirono in ordine. Efesto e Atena, fratello e sorella, discendenti dallo stesso padre, avendo una natura comune ed essendo uniti anche nell’amore per la filosofia e per l’arte, ottennero entrambi come porzione comune questa terra, che era naturalmente adatta alla sapienza e alla saggezza e virtù; e lì impiantarono i coraggiosi figli della terra e misero nelle loro menti l’ordine del governo; i loro nomi sono conservati, ma le loro azioni sono scomparse a causa della distruzione di coloro che ricevettero la tradizione e del passare dei secoli. Infatti i superstiti, come ho già detto, erano uomini che abitavano sulle montagne; ed erano ignoranti dell’arte della scrittura e avevano sentito solo i nomi dei capi del paese, ma molto poco riguardo alle loro azioni. I nomi che erano abbastanza disposti a dare ai loro figli; ma le virtù e le leggi dei loro predecessori le conoscevano soltanto per oscure tradizioni; e poiché essi stessi e i loro figli furono privati ​​per molte generazioni delle cose necessarie alla vita, rivolsero la loro attenzione al soddisfacimento dei loro bisogni, e di essi conversarono, trascurando gli eventi accaduti in tempi molto passati; infatti la mitologia e la ricerca sull’antichità vengono introdotte per la prima volta nelle città quando cominciano ad avere tempo libero (Cp. Arist. Metaphys.), e quando vedono che le cose necessarie alla vita sono già state fornite, ma non prima.

E questa è la ragione per cui ci sono stati conservati i nomi degli antichi e non le loro azioni. Lo deduco perché Solone disse che i sacerdoti nel loro racconto di quella guerra menzionarono la maggior parte dei nomi che sono registrati prima del tempo di Teseo, come Cecrope, Eretteo, Erittonio ed Erysichthon, e i nomi delle donne in modo simile. Inoltre, poiché allora le attività militari erano comuni tra uomini e donne, gli uomini di quei tempi, secondo l’uso del tempo, eressero una figura e un’immagine della dea in completa armatura, a testimonianza che tutti gli animali che si associano insieme, sia i maschi che le femmine, possono, se lo desiderano, praticare in comune la virtù che gli appartiene senza distinzione di sesso.

Ora il paese era abitato a quei tempi da varie classi di cittadini: c’erano gli artigiani, c’erano gli agricoltori, e c’era anche una classe di guerrieri originariamente prescelta dagli uomini divini. Questi ultimi abitavano da soli e avevano tutto ciò che era adatto all’educazione e all’educazione; nessuno di loro aveva nulla di proprio, ma consideravano tutto ciò che avevano come proprietà comune; né pretendevano di ricevere dagli altri cittadini nulla di più del cibo necessario. E praticavano tutte le occupazioni che ieri abbiamo descritto come quelle dei nostri guardiani immaginari.

Riguardo al paese i sacerdoti egiziani dissero ciò che non solo è probabile ma manifestamente vero, che i confini a quei tempi erano fissati dall’Istmo e che in direzione del continente si estendevano fino alle alture del Citerone e del Parne; la linea di confine scendeva in direzione del mare, avendo a destra il distretto di Oropo, e con il fiume Asopo come limite a sinistra. La terra era la migliore del mondo, ed era quindi in grado a quei tempi di sostenere un vasto esercito, formato dalle popolazioni circostanti.

Anche il resto dell’Attica che esiste ora può essere paragonato a qualsiasi regione del mondo per la varietà e l’eccellenza dei suoi frutti e l’idoneità dei suoi pascoli ad ogni tipo di animale, il che dimostra ciò che dico; ma a quei tempi il paese era bello come adesso e dava prodotti molto più abbondanti.

Come stabilirò le mie parole? e quale parte di essa può essere veramente definita un residuo della terra che allora esisteva? L’intero paese non è che un lungo promontorio che si estende nel mare lontano dal resto del continente, mentre il bacino marino circostante è ovunque profondo in prossimità della riva.

Durante i novemila anni si sono verificati molti grandi diluvi , poiché questo è il numero di anni trascorsi dal tempo di cui sto parlando; e durante tutto questo tempo e attraverso tanti cambiamenti, non si è mai verificato un notevole accumulo di terreno discendente dalle montagne , come in altri luoghi, ma la terra è caduta tutt’intorno ed è sprofondata alla vista . La conseguenza è che, rispetto a ciò che era allora, rimangono solo le ossa del corpo deperito, come si può dire, come nel caso delle piccole isole, essendo cadute tutte le parti più ricche e morbide del suolo, e il mero scheletro della terra che viene lasciato .

Ma nello stato primitivo del paese, le sue montagne erano alte colline coperte di terra, e le pianure, come noi le chiamiamo, di Phelleus erano piene di terra fertile, e c’era abbondanza di legno sulle montagne. Di quest’ultimo restano ancora le tracce, perché, sebbene alcune montagne forniscano oggi sostentamento solo alle api, non molto tempo fa si vedevano ancora tetti di legname tagliato dagli alberi che lì crescevano, di grandezza sufficiente a coprire il case più grandi; e c’erano molti altri alberi ad alto fusto, coltivati ​​dall’uomo e che fornivano cibo in abbondanza per il bestiame. Inoltre la terra traeva beneficio dalle piogge annuali, non già perdendo l’acqua che dalla nuda terra scorre nel mare, ma avendone in ogni luogo abbondanti riserve, accogliendola in sé e custodendola nel vicino terreno argilloso, scaricava nelle cavità i corsi d’acqua che assorbiva dalle alture, fornendo dovunque abbondanti fontane e fiumi, dei quali si possono ancora osservare sacre memorie nei luoghi dove un tempo esistevano fontane; e questo prova la verità di quanto dico.

Tale era lo stato naturale del paese, che era coltivato, come possiamo ben credere, da veri agricoltori, che facevano dell’agricoltura il loro mestiere, erano amanti dell’onore e di una natura nobile, e avevano un terreno il migliore del mondo. , e abbondanza di acqua, e nel cielo sopra un clima ottimamente temperato. Ora la città a quei tempi era organizzata in questo modo. Innanzitutto l’acropoli non era più come adesso. Infatti una sola notte di pioggia eccessiva ha spazzato via la terra e messo a nudo la roccia; nello stesso tempo vi furono terremoti, e poi avvenne l’inondazione straordinaria, che fu la terza prima della grande distruzione di Deucalione.

Ma nei tempi primitivi la collina dell’acropoli si estendeva fino all’Eridano e all’Ilisso, e comprendeva la Pnice da un lato, e il Licabetto come confine dal lato opposto della Pnice, ed era tutta ben ricoperta di terra, e livellata al livello del mare. superiore, tranne che in uno o due punti. Fuori dell’acropoli e sotto i fianchi della collina abitavano gli artigiani e gli agricoltori che lavoravano la terra vicina; la classe dei guerrieri abitava isolata intorno ai templi di Atena e di Efesto sulla sommità, che peraltro avevano recintato con un unico recinto come il giardino di un’unica casa.

Sul lato nord avevano abitazioni comuni e avevano eretto sale per pranzare d’inverno, e avevano tutti gli edifici di cui avevano bisogno per la loro vita comune, oltre ai templi, ma non li adornavano d’oro e d’argento, perché non ne facevano alcuno. utilizzo degli stessi per qualsiasi scopo; presero una via di mezzo tra la meschinità e l’ostentazione, e costruirono case modeste nelle quali invecchiarono loro e i figli dei loro figli, e le trasmisero ad altri che erano come loro, sempre uguali. Ma d’estate lasciavano i loro giardini, le palestre e le sale da pranzo, e allora usavano il lato meridionale della collina per lo stesso scopo.

Dove ora c’è l’acropoli c’era una fontana, che è stata soffocata dal terremoto, e ha lasciato solo i pochi piccoli ruscelli che ancora esistono nelle vicinanze, ma a quei tempi la fontana dava a tutti acqua abbondante e di temperatura adeguata in estate e in inverno. Così abitavano, essendo i guardiani dei propri cittadini e i capi degli Elleni, che erano loro volenterosi seguaci. E si preoccuparono di conservare in tutti i tempi lo stesso numero di uomini e donne, quanti erano allora come oggi necessari per gli scopi bellici, vale a dire circa ventimila. Tali erano gli antichi Ateniesi, e in questo modo amministravano giustamente la propria terra e il resto della Grecia; erano rinomati in tutta Europa e in Asia per la bellezza delle loro persone e per le molteplici virtù del loro animo, e tra tutti gli uomini vissuti in quei tempi erano i più illustri. E poi, se non ho dimenticato ciò che ho sentito da bambino, vi comunicherò il carattere e l’origine dei loro avversari. Perché gli amici non dovrebbero tenere le loro storie per sé, ma averle in comune.

Tuttavia, prima di procedere oltre nella narrazione, devo avvertirti che non devi sorprenderti se dovessi sentire nomi ellenici dati a stranieri. Vi dirò il motivo di ciò: Solone, che intendeva utilizzare il racconto per la sua poesia, indagò sul significato dei nomi e scoprì che gli antichi Egiziani, scrivendoli, li avevano tradotti nella loro propria lingua, ed egli recuperammo il significato dei vari nomi e nel ricopiarli li tradummo nella nostra lingua. Il mio bisnonno, Dropides, possedeva la scrittura originale, che è ancora in mio possesso, e fu da me attentamente studiata quando ero bambino. Pertanto, se senti nomi come quelli usati in questo paese, non devi essere sorpreso, perché ho raccontato come sono stati introdotti. Il racconto, che era molto lungo, cominciava così:

Ho già osservato parlando delle assegnazioni degli dei, che essi distribuirono l’intera terra in porzioni di diversa estensione, e si costruirono templi e istituirono sacrifici. E Poseidone, ricevendo in sorte l’isola di Atlantide, generò figli da una donna mortale e li stabilì in una parte dell’isola, che descriverò. Guardando verso il mare, ma al centro di tutta l’isola, c’era una pianura che si dice fosse la più bella di tutte le pianure e molto fertile.

Sempre vicino alla pianura, e anche al centro dell’isola, a una distanza di circa cinquanta stadi, c’era una montagna non molto alta da ogni lato. In questa montagna abitava uno degli uomini primordiali nati sulla terra di quel paese, il cui nome era Evenor, e aveva una moglie chiamata Leucippe, e avevano un’unica figlia che si chiamava Cleito.

La fanciulla aveva già raggiunto la maturità, quando morirono suo padre e sua madre; Poseidone si innamorò di lei e si unì a lei, e rompendo la terra, recinse tutt’intorno la collina in cui abitava, facendo alternare zone di mare e di terra più grandi e più piccole, circondandosi l’una con l’altra; ce n’erano due di terra e tre d’acqua, che girò come con un tornio, ciascuno avendo la sua circonferenza equidistante in ogni direzione dal centro, in modo che nessuno potesse raggiungere l’isola, perché navi e viaggi non esistevano ancora.

Lui stesso, essendo un dio, non trovò difficoltà a prendere speciali disposizioni per l’isola centrale, facendo sgorgare dal sottosuolo due sorgenti d’acqua, una di acqua calda e l’altra di acqua fredda, e facendo sgorgare in abbondanza ogni varietà di cibo dal suolo. Inoltre generò e allevò cinque paia di gemelli maschi; e dividendo l’isola di Atlantide in dieci parti, diede al primogenito della coppia più anziana l’abitazione di sua madre e il terreno circostante, che era il più grande e il migliore, e lo fece re sugli altri; creò principi gli altri e diede loro il dominio su molti uomini e un vasto territorio. E li ha nominati tutti; il maggiore, che fu il primo re, chiamò Atlante, e da lui tutta l’isola e l’oceano furono chiamati Atlantico.

Al suo fratello gemello, che nacque dopo di lui, ed ottenne in sorte l’estremità dell’isola verso le colonne d’Eracle, di fronte al paese che oggi in quella parte del mondo si chiama regione di Gades, diede il nome che nella lingua ellenica è Eumelo, nella lingua del paese che porta il suo nome, Gadeirus. Della seconda coppia di gemelli chiamò l’uno Ampheres e l’altro Evaemon. Al maggiore della terza coppia di gemelli diede il nome di Mneseo, a quello che lo seguì Autoctono.

Della quarta coppia di gemelli chiamò Elasippo il maggiore e Mestore il minore. E della quinta coppia diede al maggiore il nome di Azaes, e al minore quello di Diaprepes. Tutti questi e i loro discendenti furono per molte generazioni abitanti e governatori di diverse isole del mare aperto; e, come già si è detto, dominavano verso di noi il paese entro le Colonne fino all’Egitto e alla Tirrenia.

Ora Atlante aveva una famiglia numerosa e onorata, e mantennero il regno, il figlio maggiore lo trasmise al maggiore per molte generazioni; e avevano una tale quantità di ricchezza come non era mai stata posseduta prima da re e potentati, e probabilmente non lo sarà mai più, ed erano forniti di tutto ciò di cui avevano bisogno, sia in città che in campagna. Infatti, a causa della grandezza del loro impero, molte cose venivano loro portate da paesi stranieri, e l’isola stessa forniva la maggior parte di ciò di cui avevano bisogno per gli usi della vita. In primo luogo dissotterrarono dalla terra tutto ciò che vi si trovava, sia solido che fusile, e ciò che ora è solo un nome e allora era qualcosa di più di un nome, oricalco, fu dissotterrato dalla terra in molte parti dell’isola, essendo a quei tempi più preziose di qualsiasi cosa tranne l’oro.

C’era abbondanza di legname per il lavoro di falegname e sufficiente sostentamento per gli animali domestici e selvatici. Inoltre nell’isola c’era un gran numero di elefanti; poiché come era previsto per tutti gli altri animali, sia per quelli che vivono nei laghi, nelle paludi e nei fiumi, sia anche per quelli che vivono sui monti e nelle pianure, così c’era per l’animale che è il più grande e il più vorace degli Tutto. Anche tutte le cose profumate che ora ci sono sulla terra, siano esse radici, o erbe, o boschi, o essenze che distillano da frutti e fiori, crescevano e prosperavano in quella terra; e anche i frutti coltivabili, sia quelli secchi che ci vengono dati come nutrimento, sia tutti gli altri che usiamo come cibo: li chiamiamo tutti con il nome comune di legumi, e i frutti con buccia dura, che offrono bevande e carni e unguenti, e una buona scorta di castagne e simili, che danno piacere e divertimento, e sono frutti che si deteriorano con la conservazione, e i piacevoli tipi di dessert, con cui ci consoliamo dopo cena, quando siamo stanchi di mangiare, tutto questi, quell’isola sacra che allora vide la luce del sole, produssero belli, meravigliosi e in infinita abbondanza. Di tali benedizioni la terra li ha forniti gratuitamente; nel frattempo continuavano a costruire i loro templi, i palazzi, i porti e le banchine. E sistemarono l’intero paese nel modo seguente:

Innanzitutto costruirono un ponte sulle zone di mare che circondavano l’antica metropoli, realizzando una strada da e per il palazzo reale. E fin dall’inizio costruirono il palazzo nell’abitazione del dio e dei loro antenati, che continuarono ad abbellire nelle generazioni successive, ogni re superando quello che lo aveva preceduto con tutta la sua potenza, finché non fecero l’edificio una meraviglia da vedere per dimensioni e per bellezza. E cominciando dal mare scavarono un canale largo trecento piedi, profondo cento piedi e lungo cinquanta stadi, che portarono fino alla zona più esterna, facendo un passaggio dal mare fino a questo, che divenne un porto , e lasciando un’apertura sufficiente per consentire l’ingresso alle navi più grandi. Inoltre dividevano presso i ponti le zone di terra che dividevano le zone di mare, lasciando spazio affinché una sola trireme potesse passare da una zona all’altra, e coprivano i canali in modo da lasciare passaggio sotto alle navi; poiché le sponde erano notevolmente sollevate al di sopra dell’acqua. Ora la più grande delle zone in cui veniva tagliato un passaggio dal mare era larga tre stadi, e la zona di terra che veniva dopo era di uguale larghezza; ma le due zone successive, quella d’acqua, l’altra di terra, erano due stadi, e quella che circondava l’isola centrale era uno stadio solo in larghezza. L’isola in cui si trovava il palazzo aveva un diametro di cinque stadi. Tutto questo comprese le zone ed il ponte, che era largo la sesta parte di uno stadio, circondarono da ogni lato un muro di pietra, ponendo torri e porte sui ponti dove passava il mare. il lavoro veniva estratto da sotto l’isola centrale e da sotto le zone, sia sul lato esterno che su quello interno. Una specie era bianca, un’altra nera e una terza rossa, e mentre scavavano, allo stesso tempo scavavano doppi moli, avendo i tetti formati dalla roccia nativa.

Alcuni dei loro edifici erano semplici, ma in altri mettevano insieme pietre diverse, variandone il colore per compiacere la vista e per essere una fonte naturale di delizia. Ricoprirono l’intero circuito del muro, che circondava la zona più esterna, con un rivestimento di ottone, e il circuito del muro successivo lo ricoprirono di stagno, e il terzo, che circondava la cittadella, lampeggiava con la luce rossa dell’oricalco. . I palazzi all’interno della cittadella furono costruiti in questo modo: al centro c’era un tempio sacro dedicato a Cleito e Poseidone, che rimase inaccessibile, ed era circondato da un recinto d’oro; questo era il luogo in cui la famiglia dei dieci principi vide per la prima volta la luce, e lì il popolo ogni anno portava i frutti della terra nella loro stagione da tutte le dieci parti, per essere un’offerta a ciascuna delle dieci. Qui c’era il tempio di Poseidone, lungo uno stadio e largo mezzo stadio, di altezza proporzionata e con uno strano aspetto barbaro. Rivestirono tutta l’esterno del tempio, eccetto i pinnacoli, d’argento, e i pinnacoli d’oro. All’interno del tempio il tetto era d’avorio, curiosamente lavorato ovunque con oro, argento e oricalco; e tutte le altre parti, le pareti, le colonne e il pavimento, furono rivestite di oricalco. Nel tempio posero statue d’oro: c’era il dio stesso in piedi su un carro – l’auriga di sei cavalli alati – e di tali dimensioni che toccava con la testa il tetto dell’edificio; attorno a lui c’erano un centinaio di Nereidi che cavalcavano delfini, perché tale era il loro numero dagli uomini di quei tempi. All’interno del tempio c’erano anche altre immagini che erano state dedicate da privati. E intorno al tempio, all’esterno, erano poste le statue d’oro di tutti i discendenti dei dieci re e delle loro mogli, e c’erano molte altre grandi offerte di re e di privati, provenienti sia dalla città stessa che dalle città straniere. su cui avevano potere. C’era anche un altare, che per dimensioni e fattura corrispondeva a questa magnificenza, e i palazzi, allo stesso modo, rispondevano alla grandezza del regno e alla gloria del tempio.

Nel luogo successivo avevano fontane, una di acqua fredda e un’altra di acqua calda, che scorreva con grazia; ed erano meravigliosamente adatti all’uso a causa della gradevolezza e dell’eccellenza delle loro acque. Costruirono edifici intorno a loro e piantarono alberi adatti, inoltre fecero cisterne, alcune aperte verso il cielo, altre coperte, da usare in inverno come bagni caldi; c’erano i bagni dei re e i bagni dei privati, che erano tenuti separati; e c’erano bagni separati per le donne, per i cavalli e per il bestiame, e a ciascuno di loro davano tutti gli ornamenti che erano adatti. Dell’acqua che scorreva ne trasportarono una parte al boschetto di Poseidone, dove crescevano ogni sorta di alberi di meravigliosa altezza e bellezza, a causa dell’eccellenza del terreno, mentre il resto veniva trasportato mediante acquedotti lungo i ponti fino ai cerchi esterni. ; e furono costruiti molti templi e dedicati a molti dei; anche giardini e luoghi di esercizio, alcuni per uomini, altri per cavalli in entrambe le due isole formate dalle zone; e al centro del più grande dei due era riservato un ippodromo largo quanto uno stadio, e lungo tutto l’isola, dove i cavalli potevano correre. Inoltre c’erano dei corpi di guardia a intervalli per le guardie, le più fidate delle quali erano incaricate di vigilare nella zona minore, che era più vicina all’Acropoli; mentre ai più fidati di tutti furono assegnate case all’interno della cittadella, vicino alle persone dei re. I moli erano pieni di triremi e di provviste navali, e tutto era già pronto per l’uso. Basta con la pianta del palazzo reale.

Lasciando il palazzo e attraversando i tre porti, arrivavi a un muro che iniziava dal mare e girava tutto intorno: questo era ovunque distante cinquanta stadi dalla zona o porto più grande, e racchiudeva il tutto, le estremità che si incontravano all’imboccatura del canale che portava al mare. Tutta la zona era densamente affollata di abitazioni; e il canale e il più grande dei porti erano pieni di navi e di mercanti venuti da ogni parte, i quali, per il loro numero, continuavano un suono multitudinale di voci umane, e strepiti e strepiti di ogni sorta notte e giorno.

Ho descritto la città e i dintorni dell’antico palazzo quasi con le parole di Solone, e ora devo sforzarmi di rappresentarvi la natura e la disposizione del resto del paese. Disse da lui che l’intero paese era molto alto e scosceso sul lato del mare, ma il paese immediatamente intorno e che circondava la città era una pianura pianeggiante, a sua volta circondata da montagne che scendevano verso il mare; era liscio e uniforme, di forma oblunga, e si estendeva in una direzione per tremila stadi, ma al centro nell’entroterra era di duemila stadi. Questa parte dell’isola guardava verso sud ed era riparata dal nord. Le montagne circostanti erano celebrate per il loro numero, le loro dimensioni e la loro bellezza, ben oltre quelle che ancora esistono, avendo in esse anche molti ricchi villaggi di contadini, e fiumi, laghi e prati che fornivano cibo sufficiente per ogni animale, selvatico o addomesticato. e molta legna di varia specie, abbondante per ogni specie di lavoro.

Descriverò ora la pianura, così come è stata modellata dalla natura e dalle fatiche di molte generazioni di re nel corso dei secoli. Era per la maggior parte rettangolare e oblunga, e nel punto in cui usciva dalla linea retta seguiva un fossato circolare. La profondità, la larghezza e la lunghezza di questo fossato erano incredibili, e davano l’impressione che un’opera di tale portata, oltre a tante altre, non avrebbe mai potuto essere artificiale. Tuttavia devo dire quello che mi è stato detto. Fu scavato alla profondità di cento piedi, e la sua larghezza era ovunque uno stadio; girava per tutta la pianura ed era lungo diecimila stadi. Riceveva i corsi d’acqua che scendevano dai monti e, serpeggiando attorno alla pianura, si incontravano nella città e lì sfociavano nel mare. Allo stesso modo, più all’interno, da esso venivano tagliati canali diritti di larghezza di cento piedi attraverso la pianura, e di nuovo sfociavano nel fossato che porta al mare: questi canali erano a intervalli di cento stadi, e per loro facevano scendere il fiume. legname dalle montagne alla città, e trasportava i frutti della terra su navi, tagliando passaggi trasversali da un canale all’altro, e alla città. Due volte all’anno raccoglievano i frutti della terra: d’inverno beneficiando delle piogge del cielo, e d’estate dell’acqua che la terra forniva introducendo ruscelli dai canali.

Quanto alla popolazione, ciascuno dei lotti della pianura doveva trovare un capo per gli uomini idonei al servizio militare, e la dimensione del lotto era un quadrato di dieci stadi per tratta, e il numero totale di tutti i lotti erano sessantamila. Anche degli abitanti dei monti e del resto del paese c’era una grande moltitudine, distribuita in sorte, a cui erano assegnati dei capi secondo le loro distretti e villaggi. Il condottiero doveva fornire per la guerra la sesta porzione di un carro da guerra, in modo da costituire un totale di diecimila carri; inoltre due cavalli e cavalieri per loro, e una coppia di cavalli da carro senza sedile, accompagnati da un cavaliere che poteva combattere a piedi portando un piccolo scudo e avendo un auriga che stava dietro l’uomo d’arme per guidare i due cavalli; inoltre, era tenuto a fornire due soldati armati pesantemente, due arcieri, due frombolieri, tre tiratori di pietre e tre lanciatori di giavellotto, che erano armati leggeri, e quattro marinai per completare il complemento di milleduecento navi. Tale era l’ordine militare della città reale: l’ordine degli altri nove governi variava, e sarebbe faticoso raccontare le loro numerose differenze.

Per quanto riguarda le cariche e gli onori, questa fu la disposizione fin dall’inizio. Ciascuno dei dieci re della propria divisione e della propria città aveva il controllo assoluto sui cittadini e, nella maggior parte dei casi, sulle leggi, punendo e uccidendo chiunque volesse. Ora l’ordine di precedenza tra loro e i loro rapporti reciproci erano regolati dai comandi di Poseidone trasmessi dalla legge. Questi furono incisi dai primi re su una colonna di oricalco, che era situata al centro dell’isola, nel tempio di Poseidone, dove i re si riunivano alternativamente ogni quinto e ogni sesto anno, dando così uguale onore ai dispari. e al numero pari. E quando furono riuniti, si consultarono sui loro interessi comuni, e informarono se qualcuno avesse trasgredito in qualcosa, ed emisero un giudizio, e prima di emettere un giudizio si scambiarono le loro garanzie in questo modo: “C’erano tori che avevano il potere”. gamma del tempio di Poseidone; e i dieci re, lasciati soli nel tempio, dopo aver offerto preghiere al dio affinché catturasse la vittima che gli era gradita, cacciarono i tori, senza armi, ma con bastoni e cappi; e condussero il toro che catturarono fino alla colonna e gli tagliarono la gola sulla parte superiore in modo che il sangue cadesse sull’iscrizione sacra. Ora sulla colonna, oltre alle leggi, era iscritto un giuramento che invocava potenti maledizioni sui disobbedienti. Dopo aver dunque ucciso il toro secondo la consueta maniera, dopo avergli bruciato le membra, riempirono una coppa di vino e versarono per ciascuno di essi un grumo di sangue; il resto della vittima lo misero nel fuoco, dopo aver purificato la colonna tutt’intorno. Poi attinsero dalla coppa delle coppe d’oro e, versando una libagione sul fuoco, giurarono che avrebbero giudicato secondo le leggi della colonna e che avrebbero punito colui che in qualche punto le avesse già trasgredite, e che per l’avvenire non avrebbero, se potessero aiutare, offeso contro la scritta sul pilastro, e non avrebbero né comandato agli altri, né obbedito a qualsiasi sovrano che li avesse comandati, di agire diversamente da secondo le leggi del loro padre Poseidone. Questa era la preghiera che ciascuno di loro offriva per sé e per la propria discendenza, bevendo e consacrando allo stesso tempo la coppa da cui beveva nel tempio del dio; e dopo che ebbero cenato e soddisfatto i loro bisogni, quando scese l’oscurità e il fuoco intorno al sacrificio si fu raffreddato, tutti indossarono bellissime vesti azzurre e, di notte, seduti per terra sopra le braci dei sacrifici avevano giurato e, spento tutto il fuoco attorno al tempio, ricevevano e pronunciavano il giudizio, se qualcuno di loro aveva un’accusa da muovere contro qualcuno. e dopo aver emesso il giudizio, all’alba scrissero le loro sentenze su una tavola d’oro e la dedicarono insieme alle loro vesti come memoriale.

C’erano molte leggi speciali che riguardavano i vari re, iscritte attorno ai templi, ma la più importante era la seguente: non dovevano prendere le armi l’uno contro l’altro e dovevano tutti venire in soccorso se qualcuno in una delle loro città ha tentato di rovesciare la casa reale; come i loro antenati, dovevano deliberare in comune sulla guerra e su altre questioni, dando la supremazia ai discendenti di Atlante. E il re non doveva avere potere di vita e di morte su nessuno dei suoi parenti a meno che non avesse il consenso della maggioranza dei dieci.

Tale era il vasto potere che il dio stabilì nell’isola perduta di Atlantide; e questo poi si rivolse contro la nostra terra per i seguenti motivi, come racconta la tradizione: Per molte generazioni, finché durò in loro la natura divina, furono obbedienti alle leggi e ben affezionati al dio, del cui seme erano ; poiché possedevano uno spirito vero e in ogni senso grande, unendo la dolcezza alla saggezza nelle varie circostanze della vita e nei loro rapporti reciproci. Disprezzavano tutto fuorché la virtù, si preoccupavano poco del loro attuale stato di vita e pensavano con leggerezza al possesso dell’oro e di altri beni, che sembravano loro solo un peso; né erano inebriati dal lusso; né la ricchezza li privò dell’autocontrollo; ma erano sobri e vedevano chiaramente che tutti questi beni aumentano con la virtù e l’amicizia reciproca, mentre per una considerazione e un rispetto troppo grandi per loro si perde l’amicizia con loro. Per tali riflessioni e per la persistenza in esse di una natura divina, crescevano e aumentavano tra loro le qualità che abbiamo descritte; ma quando la parte divina cominciò a svanire, e troppo spesso e troppo diluita con la mescolanza mortale, e la natura umana ebbe il sopravvento, allora essi, non potendo sopportare la loro fortuna, si comportarono in modo sconveniente, e verso colui che li aveva l’occhio per vedere si indebolì visibilmente, perché stavano perdendo il più bello dei loro doni preziosi; ma a coloro che non avevano occhi per vedere la vera felicità, apparivano gloriosi e beati proprio nel momento in cui erano pieni di avarizia e di potere ingiusto. Zeus, il dio degli dei, che governa secondo legge ed è capace di vedere queste cose, vedendo che una razza onorevole era in una condizione dolorosa e volendo infliggere loro una punizione affinché potessero essere castigati e migliorati, raccolti tutti gli dei nella loro santissima dimora, la quale, essendo posta al centro del mondo, contempla tutte le cose create.

Il racconto di Platone non finisce qui. Quanto sopra era l’unico frammento sopravvissuto della storia mai trovato.


Iscriviti alla Newsletter
Sottoscrivi la newsletter per non perdere i nostri aggiornamenti!

Processing

Mantieni in Vita la Nostra Missione, Sostieni la Libertà di Informazione!

Grazie per essere parte della nostra comunità e per il vostro sostegno continuo. Insieme, possiamo fare la differenza nel fornire informazioni e analisi che aiutino a comprendere meglio il mondo che ci circonda.
  • € *

Rispondi

Pulsante per tornare all'inizio