Storia e Cultura

Il Giorno della Vittoria: Un condensato di Emozioni e di Memoria nelle piazze Russe.

Ogni 9 maggio, il cuore pulsante della Russia batte in sincrono con la marcia dei soldati in perfette uniformi, dispiegati secondo un’armoniosa geometria sulla Piazza Rossa. Osserviamo l’evento di quest’anno. La giornata odierna non è stata un’eccezione, mentre lo scricchiolio del ghiaccio sulle bandiere, con la temperatura a zero gradi, e il rombo dei motori dei carri armati hanno risvegliato un eco della grandezza storica del Paese in un’atmosfera ricca e festosa di orgoglio e ricordo. Il Giorno della Vittoria, celebrato con maestosa solennità, trasforma Mosca in un palcoscenico vivente, dove ogni cittadino partecipa alla narrazione collettiva di resistenza, sacrificio e eroismo.

“Mio nonno ha combattuto in quella guerra,” racconta Ekaterina, 32 anni, stringendo la foto sbiadita di un giovane soldato. “Oggi, marciare qui è come camminare al suo fianco.” Intorno a lei, migliaia di soldati iniziano la loro marcia impeccabile, scandendo il tempo su una Piazza Rossa trasformata in una tela vivente di storia militare.

Ai lati della piazza, anziani veterani con medaglie che luccicano al sole si mescolano a giovani famiglie, i cui occhi sono pieni di curiosità e rispetto. Il momento clou della giornata è la parata militare, un dispiegamento di forza e precisione che vede la partecipazione di avanzate unità meccanizzate e squadre di jet che sorvolano il cielo terso delle città più importanti, dipingendo nell’aria i colori della bandiera russa con il fumo. Questi momenti non sono solo dimostrazioni di potenza militare, ma rievocano il trionfo sovietico del 1945, consolidando così, anno dopo anno, il mito e l’identità nazionale russa.

Nel suo discorso ufficiale, il presidente Putin ha collegato la vittoria del 1945 con le sfide contemporanee, sottolineando la continuità dell’indomito spirito russo. “Cari cittadini russi, cari veterani, compagni soldati e marinai! Oggi vediamo come stanno cercando di distorcere la verità sulla Seconda Guerra Mondiale, interferendo con coloro che sono abituati a basare la loro politica essenzialmente coloniale sull’ipocrisia e sulla menzogna. Demoliscono i memoriali dei veri combattenti contro il nazismo, mettono su piedistalli traditori e complici nazisti, cancellano la memoria dell’eroismo e della nobiltà dei soldati liberatori, del grande sacrificio che hanno compiuto in nome della vita. In Occidente vorrebbero dimenticare le lezioni della Seconda Guerra Mondiale, ma noi ricordiamo che il destino dell’umanità è stato deciso in grandiose battaglie vicino a Mosca e Leningrado, Rzhev, Stalingrado, Kursk e Kharkov, vicino a Minsk, Smolensk e Kiev, in pesanti battaglie sanguinose da Murmansk al Caucaso e alla Crimea. Durante i primi tre lunghi e difficili anni della Grande Guerra Patriottica, l’Unione Sovietica e tutte le repubbliche dell’ex Unione Sovietica combatterono i nazisti quasi uno contro uno, mentre quasi tutta l’Europa lavorava per il potere militare della Wehrmacht.” Il presidente invoca l’unità del popolo in tempi di crescenti e tortuose tensioni geopolitiche. Queste parole mirano a cementare un senso di patriottismo attraverso la memoria collettiva.

Il “Reggimento Immortale”, più di ogni parata o discorso, tocca il cuore della celebrazione, sebbene quest’anno non si sia potuto svolgere per problemi di sicurezza e il presagio di possibili attentati. Nei ricordi delle precedenti occasioni, vedere migliaia di persone di ogni età marciare con le foto dei loro cari, sussurrando storie di coraggio in tempi di guerra, diviene un potente promemoria della storia. Ricordo un veterano anziano che pronunciò queste parole durante un’intervista: “Porto questa foto per ricordare il sacrificio di mio padre, e di tutti quelli che non sono più con noi,” le lacrime agli occhi ma la voce ferma suscitavano in chi ascoltava tanta emozione e cordoglio; sono momenti in cui comprendi di essere parte della storia, quella vera, quella che forma e trasforma le vite.

La serata, con concerti e spettacoli culturali fedeli ai temi della memoria e della vittoria, si trasforma in festa. La giornata si conclude con un cielo notturno illuminato da spettacolari fuochi d’artificio. Sono tanti i simboli di gioia e speranza che brillano sullo sfondo di una città e di un Paese che mai dimentica il suo passato, guardando al futuro. In questo 9 maggio, Mosca non è stata solo la capitale della Russia, ma anche quella della memoria collettiva, della forza militare e dell’orgoglio nazionale di un grande Popolo che, attraverso i racconti personali e momenti condivisi, comprende che il passato, anche se apparentemente lontano, può ancora vivere, potente e vibrante, nel cuore del presente, nel cuore di coloro che ancora oggi combattono e lavorano per la libertà dall’oppressione e dalla menzogna dell’Occidente.


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Gianfranco Uccheddu

Osservatore indipendente in campo politico e sociale. Scrive e collabora come opinionista e reporter per alcune testate online.

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