Storia e Cultura

NATO PER UCCIDERE

Vorrei raccontarvi una storia differente da quelle che si sentono normalmente nei TG, nei giornali mainstream, che si discutono durante una cena. Una storia che parte dal forte volere di una persona di capire cosa sia successo e cosa abbia fatto un popolo per vivere tanta sofferenza e che, fortunatamente, finisce con un successo: poterlo raccontare a tutti.

Ecco, in sintesi, l’evoluzione cronologica che ha portato alla nascita del libro “NATO per uccidere – I crimini contro i civili in Afghanistan” (Edizioni Macro), che uscirà a breve nelle librerie italiane. È stata una sofferenza portare a termine un lavoro che nessuno, nel mondo del mainstream, aveva voglia di pubblicare e di sostenere. Solo grazie alla determinazione e alla lotta che ho deciso di intraprendere, è stato possibile pubblicarlo (ovviamente anche grazie all’editore che ho scelto e che ringrazio).

I crimini commessi in Afghanistan dalla NATO non possono essere considerati un’eccezione nella storia dell’Alleanza. Sono semplicemente alcuni dei tanti, nascosti e fatti passare in secondo piano, anche da coloro che si professano grandi reporter, giornalisti e conoscitori del mondo ma che in realtà, dei civili in guerra e di cosa pensano, di come soffrono, li importa ben poco.

Quando, immerso nei meandri delle provincie afghane devastate dalla guerra, mi sono accorto che gli abusi commessi dalla NATO e dai suoi soldati o dai loro alleati afghani, nei confronti dei civili erano innumerevoli, ho sentito che era la cosa giusta che dovevo fare. Bisognava raccontare gli abusi, gli omicidi, le sofferenze di un popolo rimaste neglette e inascoltate. E sono stato chiamato io ad avere quel ruolo.

Ecco che così tutto è cominciato. Durante un settembre di qualche anno fa, durante un reportage che mi ha condotto in un luogo pericoloso, il distretto di Panjwayi vicino a Kandahar, a ridosso della mutevole linea del fronte, mi sono reso conto che qualcuno doveva parlarne, specialmente vedendo un padre e suo figlio, analfabeta, raccontarmi la storia di come avessero perso 16 membri della loro famiglia per colpa di un soldato americano in preda a una furia omicida (secondo alcune fonti erano di più).

Quel giorno ho fatto una promessa a me stesso e al mio amico traduttore: saremmo riusciti a raccogliere le storie di bombardamenti, di raid notturni contro i civili da parte delle forze di occupazione occidentali, in ogni singola provincia afghana. E tutto con mezzi propri, senza nessun aiuto o finanziamenti ideologici e politici. Così ho fatto. Tranne alcune eccezioni di provincie che non avevano subito danni per la loro situazione politica o etnica, ho girato tutto il paese, raccolto tutte le storie più dolorose. Ho solcato strade che non esistevano, incontrato persone che non sapevano nemmeno dell’esistenza di un mondo esterno, visitato luoghi incantevoli ma maledetti dalle bombe. E la cosa più dolorosa è che ho dovuto fare una selezione terribile. Orribile sia umanamente che ai fini editoriali. Me ne vergogno ma voglio che la gente sappia questo dettaglio. Quando mi sono accorto che i casi erano innumerevoli, troppi, ho dovuto scegliere cosa raccontare, cercando di mostrare l’impatto sulla società nella sua interezza. E così ho dovuto scartare i casi dove ‘poche persone’ erano rimaste vittime della brutalità dell’occupazione occidentale. Vi rendete conto? Una cosa tragica. Ma ho dovuto farlo, contro i miei valori, per poter almeno ricordare cosa fosse successo.

Ed eccomi qui, a presentare Nato per uccidere, un libro che è stato censurato, deriso, odiato sin dalla sua fase embrionale. Ma ora è una realtà che non potrà più essere ignorata. I crimini commessi dalla NATO, almeno per l’Afghanistan, non potranno più essere dimenticati. Questo è il mio piccolo contributo a svelare non solo come sono accaduti gli omicidi di massa più eclatanti attraverso gli occhi delle persone sopravvissute, parlando dei luoghi, degli odori, dei colori, ma soprattutto le vere ragioni che hanno portato a tutto questo. E come molti di voi sapranno, non erano di certo la lotta al terrorismo, la democrazia, la lotta al narcotraffico e tutte le fandonie che hanno permesso di giustificare una guerra criminale per riuscire a ottenere i veri obiettivi. Ricordiamocelo, soprattutto perché attraverso questo libro, si possono fare tante analogie con casi odierni.

Non voglio svelarvi di più. Voglio che leggiate queste pagine per capire a fondo come opera un’organizzazione criminale che esporta ideali folli e convincersi ancor di più che la guerra non può essere parte del nostro essere ma solo il più vile strumento per approfittarsi di popolazioni indifese e appropriarsi della loro energia e delle loro risorse.

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https://www.ariannaeditrice.it/prodotti/nato-per-uccidere

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Filippo Rossi

Filippo Rossi, giornalista e reporter svizzero, ha studiato scienze politiche, letteratura e linguistica araba e portoghese all’università di Zurigo. Specializzato in politica internazionale e conflitti, collabora con testate italiane, svizzere e internazionali. Maratoneta pluripremiato, partecipa a competizioni sportive nei paesi in cui si trova per lavoro, in condizioni estreme come quelle dei deserti africani, risultando tra i migliori atleti runner del mondo. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo libro sulla migrazione, "Il gioco impossibile" (Dadò Editore, Locarno).

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