Storia e Cultura

Raffaello Villani quindici anni di ricerca e studio prima di convertirsi all’Islam

L’intervista con il signor Raffaello Villani, italiano convertito da tempo all’Islam è luce ma anche tenerezza e conoscenza, infinita conoscenza. Dopo la lunga conversazione intrattenuta con il presidente dell’associazione musulmana Il Minareto, che coinvolge non solo musulmani ma anche italiani per uno scambio culturale si dedica quotidianamente alla tutela legale e all’assistenza di donne vittime anche di violenza domestica.

Il signor Raffaello Villani ha attraversato da giovane un periodo di estremismo politico che ha formato profondamente la persona che conosciamo oggi, racconta del suo passato con intensa ironia, rammenta anche quegli anni ottanta controversi e irriverenti dove lui si batté aggregandosi anche a gruppi politici sottolineando inoltre che tutti, sia di destra che di sinistra ai tempi si rispecchiavano nella stessa battaglia, quella per la liberazione del popolo palestinese. Il suo fervore per la Palestina lo accompagna ancora oggi intinto di profonda stima e rispetto, non solo per la forza che contraddistingue quella gente ma soprattutto per la cultura filosofica che li differenzia da gran parte del Medio Oriente.

“ Mi sono allontanato dal cristianesimo perché l’ atteggiamento di vivere quella religione mi ha portato a pormi molte domande, soprattutto quando iniziai a comprendere quante fossero le ricchezze materiali della Chiesa, questo tipo di credo non rispecchia ciò che narra e non può rappresentarmi. Scelsi così per un periodo di essere ateo.”

Questo suo non sentirsi rappresentato da dubbie narrazioni moderne lo portò a documentarsi su qualsiasi religione o credo, su qualsiasi periodo storico o civiltà, comprese che per una reale costruzione del “Se” fosse fondamentale nutrire la propria anima di conoscenza, rinnegando così il pensiero unico e cercando un appiglio senza mai trovarlo, come nell’ebraismo, nel cristianesimo, nel buddismo e neanche nell’islam inizialmente, perché come ricorda Raffaello Villani prima della sua conversione era un amante degli alcolici e delle feste e questi ne rappresentarono un importante ostacolo.

Recentemente una scuola pare abbia segnalato ai servizi sociali il caso di una bambina vestita con il Niqab, cosa ne pensi?

Nell’islam la donna indossa l’hijab a suo piacimento, non deve trasformarsi in una costrizione, mai. La ragazzina indossa l’hijab al primo mestruo, per legge islamica durante il periodo della pubertà e quindi degli istinti sessuali ti viene chiesto di coprirti ma ripeto non può essere imposto da nessuno. Spero che questa segnalazione sia stata fatta in buona fede, purtroppo vi è molta islamofobia e spesso certe notizie alimentano l’ignoranza nei confronti di questa religione. Il Corano chiede di coprire ciò che può essere attrattivo quindi capelli e seni, racconta di un velo che scende sui capelli, non impone assolutamente di coprire il viso. Esistono purtroppo gli estremismi.

Cosa ti ha fatto scattare l’ amore per la cultura islamica?

Conobbi degli arabi, persone straordinarie che durante la guerra in Siria percorsero la strada verso quelle zone in modo indipendente facendo beneficenza, usando i loro soldi per aiutare chi aveva più bisogno. Un giorno chiesi ad uno di questi uomini del perché compisse imprese così pericolose e lui mi rispose che era l’Islam ad insegnarglielo, un buon musulmano non può restare in silenzio di fronte al dolore. Iniziai così tempo dopo per mera curiosità ad ascoltare la musica araba e me ne innamorai, il passaggio successivo fu per me comprendere ulteriormente questa cultura, studiando la loro lingua, la cultura araba va compresa totalmente ed assimilata.

Quindi è stata una strada lenta e attenta quella che ti ha portato verso l’Islam?

Il mio sentirmi lontano da questa cultura a causa delle mie abitudini si è modificato divenendo attrazione, un giorno lessi due versetti del Corano e mi colpirono molto, avvenne il cambiamento finale attraverso il suo mondo filosofico ed intellettuale che rispecchiava ciò che stavo cercando. Un uomo che cammina davvero nell’islam deve vivere nella pace al contrario di ciò che insegna la narrazione dei media mainstream , bisogna essere coerenti prima di tutto con se stessi, molti occidentali erroneamente infatti affiancano l’Islam alla Jihad, in realtà non è così. Al contrario delle altre religioni che rappresentano Dio, patria e famiglia invece è differente perché qui si segue il Dio, famiglia e patria, infatti al centro di tutto vi è sempre la Umma ( comunità islamica, l’importanza della socialità e dei fedeli).

La comunità islamica conosceva il tuo passato, ti sei sentito mai giudicato?

I musulmani che conoscevo ai tempi erano originari dell’Arabia Saudita, secondo me a quei tempi non esistevano italiani convertiti, il mio concetto di musulmano si identificava nell’ essere palestinese. Sembra assurdo ma il mio rapporto con il mondo arabo iniziò con i Kebab, vivevo a Roma ed ero giovane, facevo spesso le ore piccole. Con gli amici ci recavamo in un locale che restava aperto la notte intera, non capii il perché ma il proprietario mi prese subito in simpatia, ero l’unico a cui procurava sempre un tavolo anche quando il ristorante era pieno, calcola che ogni notte vi erano quattrocento persone almeno. Un giorno disse che mi avrebbe portato in Siria e che secondo lui vi era una luce particolare nei miei occhi. Mi battevo duramente per i diritti dei palestinesi, pensa che la mia Kefiah la comprai a soli sedici anni.

Possiamo quindi dire che il destino ha creato una strada attraverso la conoscenza e che ti ha consentito così di comprendere l’Islam?

Amo immaginarlo in questo modo, io conobbi l’Islam aprendo la porta e Dio mi fece entrare.

Perché se lui non avesse voluto io non sarei entrato, calcola che questa è stata una lunga conversione durata quindici anni, non credo infatti a quelli che si convertono per il matrimonio, certi cambiamenti devi sentirli dentro di te, devono fare parte di te. Furono quattro le persone a sapere della mia conversione, piano piano iniziò a girare la voce. Furono tanti piccoli passi, prima la Palestina e poi la musica araba, mi regalarono un tipico vestito libanese, conobbi una ragazza libanese e mi accorsi che quei lineamenti li sentivo miei e li trovai meravigliosi, mi insegnarono alcune parole e così pietra dopo pietra ho costruito il muro.

Secondo te oggi l’Italia è pronta ad accogliere la cultura islamica oppure no?

Lavorai al nord nel 1990 e mi resi conto che vi era già ai tempi una cultura razzista nei confronti degli arabi e dei meridionali, ai tempi ero impegnato in una scuola e tutti erano a conoscenza delle mie radici salentine che mi costarono l’appellativo di “terrone”. Frequentavo una ragazza e lei ricevette delle minacce sino a quando mi presentai di persona e da allora mi lasciarono in pace, queste persone erano appunto affiliate alla Lega Lombarda. Il meridione non è razzista verso gli arabi, la città di Lecce ha innumerevoli influenze turche, anche i nostri piatti sono molto simili e somiglianti ai loro. In Puglia le donne in passato si vestivano con il velo nero e le gonne lunghe, le ballerine di pizzica ancora oggi infatti portano gonne lunghe. Queste due culture sono simili, siamo diventati così razzisti perché negli anni sono state sminuite la cultura e la scuola, portandoci a fagocitare telefilm made in USA rendendoci ignoranti e succubi di una cultura bassa e poco intellettuale come quella americana, narrando ciò che hanno fatto agli africani, agli indiani d’America e agli arabi nei decenni. Questo tipo di cultura non fa altro che inculcarci l’impellente bisogno di avere un nemico per sopravvivere. L’Italia come ben sappiamo è il centro del mediterraneo e per questo gli Stati Uniti ci bramano da sempre e la Comunità Europea pretende ancora oggi che l’Italia ne sia succube.

Raffaello Villani quindici anni di ricerca e studio prima di convertirsi all’Islam News Academy Italia


Ho l’impressione che negli ultimi quindici anni i partiti giunti al potere abbiano disumanizzato le popolazioni arabe, che ne pensi?

Devi avere un nemico, per forza, chi può essere tuo nemico gli inglesi, i francesi oppure i tedeschi? Gli unici su cui possono impiegare il loro potere violento sono i musulmani perché sono in minoranza. Chiediamoci come mai nelle trasmissioni televisive in passato venivano sempre ospitati marocchini o tunisini provenienti da zone rurali prima di approdare in Italia, venivano infatti derisi e presi in giro, non si azzardavano ad invitare ad esempio scrittori o studiosi arabi. Venne allora chiesto dalla comunità islamica di non accettare più inviti di questo tipo e questa richiesta nella maggior parte dei casi venne appunto accolta. Essendo un italiano convertito all’ Islam che negli anni si è impegnato nello studio filosofico e culturale e nell’ arco dei miei cinquantacinque anni ho potuto osservare anche i mutamenti della politica nazionale, vorrei che i giovani fossero facilitati nel loro lavoro di cambiamento grazie ad un background più ampio.

Le conversioni degli italiani verso l’islam pare siano aumentate è vero?

Stanno aumentando anche perché vi sono sempre più matrimoni misti, ma è una conversione blanda spesso non fanno neanche il Ramadan, quindi non è Islam puro, molti anche arabi non mangiano maiale ma bevono birra, non ha senso, per quanto mi riguarda rappresenti un contraddittorio.

Faccio un esempio, andai in una birreria che serve anche carne Halal, mi sedetti e l’uomo prese l’ordinazione, quando chiesi un piatto di carne Halal mi guardò sbalordito e mi chiese il perché. Un po’ stizzito risposi che ero musulmano, allora mi chiese cosa volessi bere e prima che rispondessi lui mi propose una birra, risposi assolutamente no, allora l’uomo puntualizzò che lui la birra la beveva ed io irritato precisai che non si dovrebbe fare. Quando fai questo tipo di precisazioni ti danno dell’estremista, non è così, se fossi stato estremista li non avrei messo piede, ma se ti definisci musulmano e nella nostra religione è vietato l’uso di bevande alcoliche allora tu non stai rispettando realmente la tua religione. Capisci? Bisogna differenziare da chi segue rispettosamente una religione e da chi invece lo fa in modo blando.

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La conversione può creare problemi nelle famiglie d’ origine?

Le persone non si informano realmente, non studiano per comprendere le tradizioni, le usanze, le culture e gli individui, ad esempio su dieci persone che leggono meno di sei capiscono e cambiano idea, molte persone chiamano l’associazione per essere supportati nella conversione. Accade poi che nelle famiglie tradizionali l’ostruzionismo non renda loro la vita semplice.

Chi si converte e vive in famiglie che non rappresentano la loro cultura devono seguire gli insegnamenti dell’Islam che chiariscono il concetto di essere ospite, significa che se sei a casa di altre persone e non è casa tua è quindi corretto che loro facciano ciò che preferiscono come bere alcolici, mangiare carne di maiale etc… l’importante è che tu sia te stesso, l’importante è che ti permettano di pregare e di essere ciò che meglio ti rappresenta.

L’Islam non è una pietra dura e pesante ma è come miele, dolce e leggero, compreso questo ci si rende conto che non devi viverlo come un sacrificio, devi sentirlo dentro di te.

Cosa servirebbe all’Italia per comprendere?

Se l’Italia facesse come l’Inghilterra e in parte la Francia riconoscendo l’Islam come una delle religioni ufficiali attraverso un concordato statale con le religioni musulmane, questo astio sparirebbe immediatamente. Vi è ancora molta ignoranza anche nell’identificare la differenza tra Moschea (Masjid luogo interamente dedicato a Dio) e Centro Islamico, una Moschea perché sia autentica deve superare delle regole ben precise come ad esempio fa la grande Moschea di Roma e pochissime altre in Italia, i centri che vengono erroneamente definiti moschee in arabo prendono il nome di Musalle, cioè sale di preghiera o altro.


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Antonietta Chiodo

Antonietta Chiodo Attualmente ha concluso la sua collaborazione con News Academy Italia. Antonietta Chiodo si occupa di diritti umani da sempre, nasce a Roma ma si diploma alla scuola del cinema di Milano, nel 2006 il progetto grafico da lei realizzato per denunciare la violazione dei diritti umani in Africa, creato in collaborazione con il Gruppo Abele e la Cooperazione Internazionale viene applaudito a Bruxelles. Nel 2012 passa un breve periodo nelle favelas brasiliane per documentare la vita dei bambini di Salvador de Bahia. Impegnata costantemente accanto al popolo palestinese passa un periodo della sua vita nei territori occupati nella Cisgiordania, documentando la difficoltosa vita della popolazione di Jenin, ricevendo così il premio da Amnesty International “ Giornalismo per i Diritti Umani”. Nel 2016 si impegna sulle coste calabresi per denunciare la sparizione dei minori non accompagnati. Nel 2017 conduce un importante progetto con un gruppo di minori ed insegnanti di un villaggio alle porte di Hebron. Oggi ancora lavora come fotoreporter e reporter per denunciare la costante violazione dei diritti umani, è curatrice della mostra fotografica itinerante Hurry Up in favore della liberazione di Julian Assange.

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