Storia e Cultura

BERGOGLIO, PAPA O ANTIPAPA? NUOVE IPOTESI DI NULLITÀ

Secondo alcuni canonisti, sia nel caso di invalidità che di validità della Declaratio, il Conclave sarebbe comunque illegittimo e l’elezione papale nulla. In entrambe i casi, si avrebbe un antipapa.

Di Armando Savini ©

Qualche giorno fa, ho avuto modo di leggere un articolo pubblicato sul blog di Aldo Maria Valli: “E se papa Bergoglio non fosse mai esistito? Ipotesi di nullità canonica“. L’articolo mi ha spinto a mettere per iscritto alcune mie riflessioni, dal momento che mette in luce alcune ipotesi che avevo già avuto modo di esaminare qualche tempo fa, a seguito di una lettera inviatami da un avvocato.

L’autore dell’articolo ipotizza la nullità dell’elezione di Bergoglio, basandosi sulle ipotesi di inganno doloso e vizio o difetto di consenso, ai sensi dei canoni 1098 e 1101 del Codice di Diritto Canonico, ipotesi già sollevate da Mons. Viganò. Scrive l’anonimo autore:

Questa doppia ipotesi di nullità (formulata in modo geniale qualche tempo fa da Mons. Carlo Maria Viganò e applicata al suddetto conclave per analogia) starebbe a significare che in quella occasione il cardinale Bergoglio avrebbe volutamente ingannato almeno una parte dei suoi elettori (= dolo), simulando ai loro occhi un corretto proposito pastorale che invece egli escludeva lucidamente e con positivo atto di volontà (= vizio di consenso), avendo già in mente di realizzare un vero e proprio piano rivoluzionario ai danni della Chiesa cattolica, come poi di fatto è avvenuto. Ora, se queste disposizioni giuridiche sono in grado di rendere nullo un matrimonio canonico, perché non dovrebbero vanificare anche l’atto con cui Bergoglio ha accettato l’avvenuta elezione pontificia, la quale – con tanto di anello al dito – lo legava con nuovo vincolo sponsale alla Chiesa di Roma e a tutta la Chiesa universale? Può essere Vicario terreno dello Sposo celeste chi, fin dall’inizio, ha intenzioni opposte alle sue?

DOLO, VIZIO DI CONSENSO, PATTEGGIAMENTI E VETO

Il discorso sul dolo e sul vizio del consenso è un tema che, a mio avviso, si ricollega all’ipotesi di scomunica (latae sententiae) comminata dagli artt. 78-86 della costituzione apostolica Universi Dominici Gregis a chiunque complotti contro il Pontefice vivente, patteggi o ponga il veto durante le elezioni. Tali fattispecie di reato riguarderebbero quanto rivelato dal card. Danneels al cap. XXIV della sua Biographie e affermato pubblicamente riguardo alla Mafia di San Gallo. Qualora fosse avvalorata tale ipotesi, gli elettori coinvolti sarebbero scomunicati come pure l’eletto prima della sua elevazione a Romano Pontefice. Riguardo a ciò, è interessante un esame dell’art. 6 della bolla di Paolo IV Cum ex apostolatus officio, bolla con mandato d pubblicazione solenne:

Nullità della giurisdizione ordinaria e pontificale in tutti gli eretici.

Aggiungiamo che, se mai dovesse accadere in qualche tempo che un vescovo, anche se agisce in qualità di arcivescovo o di patriarca o primate od un cardinale di Romana Chiesa, come detto, od un legato, oppure lo stesso Romano Pontefice, che prima della sua promozione a cardinale od alla sua elevazione a Romano Pontefice, avesse deviato dalla fede cattolica o fosse caduto in qualche eresia (o fosse incorso in uno scisma o abbia questo suscitato), sia nulla, non valida e senza alcun valore, la sua promozione od elevazione, anche se avvenuta con la concordanza e l’unanime consenso di tutti i cardinali; neppure si potrà dire che essa è convalidata col ricevimento della carica, della consacrazione o del possesso o quasi possesso susseguente del governo e dell’amministrazione, ovvero per l’intronizzazione o adorazione dello stesso Romano Pontefice o per l’obbedienza lui prestata da tutti e per il decorso di qualsiasi durata di tempo nel detto esercizio della sua carica, né essa potrebbe in alcuna sua parte essere ritenuta legittima, e si giudichi aver attribuito od attribuire una facoltà nulla, per amministrare a tali persone promosse come vescovi od arcivescovi o patriarchi o primati od assunte come cardinali o come Romano Pontefice, in cose spirituali o temporali; ma difettino di qualsiasi forza tutte e ciascuna di qualsivoglia loro parola, azione, opera di amministrazione o ad esse conseguenti, non possano conferire nessuna fermezza di diritto, e le persone stesse che fossero state così promosse od elevate, siano per il fatto stesso e senza bisogno di una ulteriore dichiarazione, private di ogni dignità, posto, onore, titolo, autorità, carica e potere.

IL TEOREMA CENTRALE RESTA LA DECLARATIO DI BENEDETTO XVI

Per quanto concerne la presunta invalidità della Declaratio di Benedetto XVI, credo che questa vada letta anche alla luce degli altri elementi, come il dolo e il vizio di consenso. Questi sono più difficili da dimostrare e, anche, meno efficaci, in quanto, come nel caso di un matrimonio nullo, necessitano di una sentenza emessa dall’autorità ecclesiale.

Non ritengo utile né convincente, invece, l’ipotesi del «papa eretico». In primo luogo, ritengo che tale ipotesi offenda la logica. Dal momento che l’eretico è sine comunitate – cioè, scomunicato – e per questo non può guidare la comunità cui non appartiene più. 

Le ipotesi di dolo e vizio del consenso, a loro volta, vanno lette alla luce della presunta invalidità della Declaratio di Benedetto XVI – cui fanno da corollario. In merito alla suddetta Declaratio, mi permetto tre considerazioni che reputo molto importanti.

1) Benedetto XVI afferma di rinunciare all’esercizio attivo del ministero e non al munus petrino che è “per sempre”

Nel libro “Ultime conversazioni” (2016!), il giornalista Peter Seewald chiede a Benedetto XVI:

D. Lei si vede come l’ultimo papa del vecchio mondo o come il primo del nuovo?

R. Direi entrambi.

D. Come un ponte, una sorta di elemento di raccordo tra due mondi?

R. Io non appartengo più al vecchio mondo, ma quello nuovo in realtà non è ancora incominciato.

D. Lei conosce la profezia di Malachia, che nel medioevo compilò una lista di futuri pontefici prevedendo anche la fine del mondo, o almeno la fine della Chiesa. Secondo tale lista il papato terminerebbe con il suo pontificato. E se lei fosse effettivamente l’ultimo a rappresentare la figura del papa come l’abbiamo conosciuto finora?

R. Tutto può essere. Probabilmente questa profezia è nata nei circoli intorno a Filippo Neri. A quell’epoca i protestanti sostenevano che il papato fosse finito, e lui voleva solo dimostrare, con una lista lunghissima di papi, che invece non era così. Non per questo, però, si deve dedurre che finirà davvero. Piuttosto che la sua lista non era ancora abbastanza lunga.

Benedetto XVI dice nel 2016 di essere l’ultimo papa del vecchio mondo e il primo del nuovo mondo, che ancora non è cominciato. Ma se Benedetto chiude un tempo e ne inaugura uno nuovo, che ancora non è cominciato, chi è Bergoglio? Qualcuno potrebbe obiettare che Benedetto XVI non fosse in grado di intendere e volere, ma se così fosse bisognerebbe mettere in discussione l’intero pontificato e tutti i suoi atti, compresi quelli che hanno modificato le norme del conclave.

Nell’ultima udienza generale del 27 febbraio 2013, Benedetto XVI disse: «Il “sempre” è anche un “per sempre” – non c’è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero non revoca questo». Dice chiaramente di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, e non al munus, come richiesto dal can 332 par. 2 del Codice di Diritto Canonico. Inoltre, diversamente da Celestino V, che abbandonò abito, sede e onori, Benedetto XVI resta in Vaticano, vestito da Papa e impartendo la benedizione apostolica.

La distinzione tra munus e ministerium – tema portato avanti da Andrea Cionci (Codice Ratzinger), e ancor prima da Antonio Socci (Il segreto di Benedetto XVI. Perché è ancora Papa) – è il cuore della questione. Come hanno bene ricordato e evidenziato i due giornalisti, il munus è il dono che Dio conferisce al cardinale eletto dal Conclave, previa accettazione dell’incarico, mentre il ministerium consiste nell’amministrare il munus.

2) Le condizioni temporali apposte alla Declaratio la rendono invalida

Il secondo punto riguarda l’apposizione di elementi accidentali ad atti legittimi, come l’accettazione o la rinuncia al sommo pontificato. Come ha spiegato l’avv. Patruno (cfr. Socci, A., Il segreto di benedetto XVI), gli atti legittimi (actus legittimi) non tollerano condizioni (accidentalia negotii). Ciò significa che l’atto di accettazione e di rinuncia sono atti immediati, che producono i loro effetti nell’istante in cui vengono pronunciati. Riguardano, cioè, il “qui e ora” e la loro entrata in vigore non può essere procrastinata. Non è possibile, cioè, che un atto di rinuncia pronunciato l’11 febbraio 2013 abbia effetto a partire «dal 28 febbraio 2013, alle ore 20.00».

L’art. 88 della Universi Dominici Gregis afferma chiaramente che subito dopo l’accettazione dell’incarico, l’eletto è vero Papa.

Dopo l’accettazione, l’eletto che abbia già ricevuto l’ordinazione episcopale, è immediatamente Vescovo della Chiesa Romana, vero Papa e Capo del Collegio Episcopale; lo stesso acquista di fatto la piena e suprema potestà sulla Chiesa universale, e può esercitarla.

A contrario, la rinuncia al sommo pontificato ai sensi del can. 332 par. 2 del CDC, ha anch’essa effetti immediati.

Secondo Patruno, «se si ritenesse valida la rinuncia dell’11 febbraio ed il termine (del 28 febbraio 2013, ore 20.00) come non apposto (vitiatur, sed non vitiat) bisognerebbe riconoscere che gli atti compiuti da Benedetto XVI in quell’arco temporale (dall’11 al 28 febbraio 2013) sono giuridicamente nulli, in quanto compiuti da chi non sarebbe stato più papa. Quindi, per esempio, dovrebbe ritenersi nullo il motu proprio Normas Nonnullas del 22 febbraio 2013 con il quale modificava le norme per l’elezione dei papi.»

Dal momento che il Conclave che ha eletto Bergoglio è stato anticipato ai sensi del motu proprio Normas Nonnullas, «a cascata ne deriverebbe pure l’invalidità di quel Conclave tenuto con quelle norme modificate», chiosa logicamente Socci. Questo vorrebbe dire che sia nel caso di invalidità che di validità della Declaratio, il Conclave sarebbe comunque illegittimo e l’elezione papale nulla! In entrambe i casi, si avrebbe un antipapa. Nel primo caso, perché sarebbe stato eletto un papa mentre era ancora in vita il legittimo predecessore. Nel secondo caso, gli atti posti in essere da un papa validamente rinunciatario sarebbero nulli e non produrrebbero effetti.

3) Un “papa” eretico è illegittimo

Il terzo punto riguarda la figura del pontefice e il dogma dell’infallibilità, dalla prospettiva della teologia dogmatica e del diritto canonico. Anche qui, usando ancora la logica, se il Papa, in materia di fede e costumi non può sbagliare, ne conviene che se un pronunciamento papale in materia di fede e costumi va contro il deposito della fede, allora – se il papa è infallilbile per dogma – ne consegue che quel papa non sia legittimo. Come afferma la costituzione dogmatica Pastor Aeternus, «questa Sede di San Pietro si mantiene sempre immune da ogni errore in forza della divina promessa fatta dal Signore, nostro Salvatore, al Principe dei suoi discepoli: “Io ho pregato per te, perché non venga meno la tua fede, e tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli”».

Qualche giorno fa, stavo leggendo un libro di diritto canonico proprio sull’argomento. È un manuale del teologo Francesco Mercanti, pubblicato nel 1820, 50 anni prima della Pastor Aeternus. Ebbene, il teologo spiega che un papa che dovesse proferire eresie non può essere papa. A prova di ciò esamina il caso dell’antipapa Vigilio, che riporto di seguito.

«Se il Papa potesse errare approvando una falsa dottrina per buona, e la buona per falsa, ne verrebbe per legittima conseguenza, che  santa non fosse la Chiesa, poiché errerebbe questa circa la fede, insegnando contro di essa esser buona ogni virtù, cattivo ogni vizio, e dovrebbe anzi in tal caso tener per plausibile il vizio, detestabile la virtù, così venendoti proposto dal suo capo visibile, dal suo supremo maestro, al quale come regola di fede, deve ciecamente ubbidire : ma la chiesa è impossibile che possa errare, essendo colonna e fondamento inconcusso di verità: (i) dunque è egualmente impossibile, che fallibile sia il Pontefice nella dottrina del cristiano costume.»

«Che se poi parliam di Vigilio allorché condannò la dottrina Cattolica delle due nature di G. Cristo , è di mestieri riflettere, che in tal circostanza egli non era legittimo Papa, ma intruso nel Pontificato per opera dell’eretica Teodora Imperatrice, quando ancora viveva Liberio Rettore legittimo della chiesa universale; ma poiché (defunto Liberio prefato) fu canonicamente eletto Pontefice scomunicò senza esitanza la stessa Imperatrice con tutti i suoi fautori e con cuore fermo, costante, imperturbabile nel doloroso suo esilio fino agli ultimi aneliti fu sostenitore acerrimo dell’ infallibile Ortodossia». (Mercanti, F., Compendio di Diritto Canonico, Tomo I, pp. 425-426; 429).

Da quanto sopra esposto, è possibile ritenere – sempre a rigor di logica – che il nodo centrale risieda proprio nell’invalidità della Declaratio. Tutto il resto segue a cascata. Non so se verrà mai un Pio XIII a salvarci – come spera l’anonimo autore dell’articolo già citato – dal momento che il conclave sarebbe composto per la maggior parte da presunti cardinali invalidi!

Müller: lo spirito dell’Anticristo parla attraverso i vescovi del Sinodo con il beneplacito di Bergoglio

Personalmente, ritengo che solo un intervento divino possa ripristinare pienamente la giustizia, dal momento che l’apostasia, come già affermato anche dal card. Müller, è giunta ai vertici della Chiesa cattolica. Secondo il prelato, alcuni vescovi e cardinali all’interno del sinodo lanciato da Bergoglio, starebbero «“abusando dello Spirito Santo” per introdurre “nuove dottrine” come l’accettazione dell’omosessualità, delle donne prete e un cambiamento nella governance della Chiesa … È lo spirito dell’Anticristo che parla attraverso di loro» (QUI). «La maggioranza sinodale dei vescovi tedeschi … propagano dottrine che contraddicono la fede cattolica, che Roma ignora sconsideratamente» (Müller, “L’ultimo Papa. Breve storia dell’Anticristo”, Cardinalis, n° 5, ottobre 2023).

Qualora le ipotesi di cui sopra fossero validate, cioè, se l’elezione di Bergoglio risultasse essere nulla, la nullità sarebbe ex tunc. Sarebbe come se il pontificato di Bergoglio non fosse mai esistito. Ogni atto, parola e scritto del vescovo argentino sarebbe cancellato. Tutte le disposizioni – comprese le nomine cardinalizie – sarebbero nulle e, quindi, prive di effetti. Ma come è possibile sentenziare la nullità dell’elezione di chi siede sul trono di Pietro? Chi è al di sopra di un papa (o presunto tale) se non Cristo stesso? Se l’empietà è giunta al culmine, possiamo pensare che «solo allora sarà rivelato l’empio e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all’apparire della sua venuta» (2Ts 2,8).

BERGOGLIO, PAPA O ANTIPAPA? NUOVE IPOTESI DI NULLITÀ News Academy Italia


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Armando Savini

Armando Savini è un economista, saggista, cultore di esegesi biblica e mistica ebraica, già docente di storia economica, economia, HRM e metodi di ricerca per il business. Ha curato l'edizione di "Heartland, il Cuore pulsante dell'Eurasia" (2022). Tra le sue ultime pubblicazioni: "L’ultimo anticristo. Identikit dell’uomo più diabolico della storia secondo le profezie antiche e moderne" (2023); "Sovranità, debito e moneta. Dal quantum Financial System al Nuovo Ordine Multipolare" (3a ed. 2022); "Miti, storie e leggende. I misteri della Genesi dal caos a Babele" (Diarkos 2020); Le due sindoni (Chirico, 2019); "Il Messia nascosto. Profezie bibliche alla luce della tradizione ebraica e cristiana" (Cantagalli-Chirico, 2019); "Maria di Nazaret dalla Genesi a Fatima" (Fontana di Siloe, 2017); "Risurrezione. Un viaggio tra fede e scienza" (Paoline, 2016); "Dall’impresa-macchina all’impresa-persona. Ripensare l’azienda nell’era della complessità" (Mondadori, 2009).

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