Storia e Cultura

E le stelle stanno a guardare.

Sono milioni anzi miliardi. Ci fanno da scudo nella volta celeste. Ricordo che da bambino restavo ore con il naso all’insù, e nell’immensità stellata del cielo, cercavo di scovare “l’Orsa Maggiore” o la “Stella Polare”. E sempre mi perdevo nella scura immensità rischiarata da miliardi di piccoli puntini che mi guardavano da lassù.

I più in gamba di noi delle stelle sapevano anche qualche loro nome. Spesso quando si andava in vacanza in montagna, si passavano le sere a guardare la “via lattea”, quell’immensa nebulosa bianca, che riempiva le notti. Ricordo che quella sensazione di spazio infinito mi ha tormentato per anni. Ho passato ore della mia vita a cercare di dare una mia spiegazione a quell’idea di una cosa che non ha fine. E ancora adesso a pensarci, l’infinito è una visione talmente al di sopra di qualunque spiegazione, che non sono mai riuscito a farci pace. Certo il tempo, l’età, gli anni e il quotidiano, hanno offuscato molto se non del tutto, quel tormento di “infinito”, quelle notti e anche quelle stelle.

Le stelle oggi non si vedono quasi più. Non so quanti di noi si siano accorti che le stelle non si vedono più come una volta. Colpa dell’inquinamento luminoso, e delle polveri dello smog che riempiono i nostri cieli. Eppure sono li a brillare come sempre. Noi non le vediamo, o le vediamo sempre meno, eppure ci sono. Il nuovo “Atlante dell’inquinamento luminoso”, (https://www.abebooks.it/9781537197883/Atlante-Mondiale-dellInquinamento-Luminoso-Falchi-1537197886/plp) pone il nostro paese ai primi posti in questa poco lusinghiera classifica.

Non che nel resto del mondo siano messi meglio.

Eppure quel cielo stellato, che bastava da solo a illuminare intere vallate o interi campi, ha fatto per secoli da tetto a milioni di persone. Milioni di esseri umani che hanno dormito all’aperto. Penso in tempi recenti ai miei genitori durante la guerra, o se vado ancora più indietro ai miei nonni, che coltivando i campi, spesso passavano le notti all’aperto. Non avevano altro. Eppure quel tetto di stelle sono sicuro che li rassicurava e che anche loro, come tutti noi, hanno sognato, fantasticato e sperato, guardando quei miliardi di piccoli punti luminosi che stavano lassù.

Oggi siamo riusciti a togliere quel tetto stellato, a milioni di persone che soffrono, che stanno attraversando tragedie inimmaginabili. Quel tetto di speranza. Si perché uno degli scopi di questa “rivoluzione”, di questo “nuovo mondo”, è quello di cancellare la fantasia, di togliere a tutti noi ogni pretesto per sognare.

E se ormai non si può cancellare la memoria di chi quelle stelle le ha viste, e con quelle stelle ha sognato e fantasticato, si può però pensare di costruire nuove generazioni che non devono fantasticare e sognare. Si può togliere ai bambini ogni pretesto per mettere il naso all’insù, e cominciare a “viaggiare” con i propri sogni.

Non mi voglio addentrare nelle drammatiche situazioni che stanno sconvolgendo il nostro pianeta in questi tempi. Non voglio neanche discutere sul fatto che da molti anni, siamo stati avvisati a cosa saremmo andati incontro. Da sempre la nostra terra vede atrocità inenarrabili senza che la maggioranza si sia mai degnata di fare concretamente delle azioni, delle cose per porre fine a tutto questo. Io penso che se c’è stato un drammatico passato, noi dovremmo consegnare ai nostri figli un futuro pieno di sogni e di speranza. Dovremmo impegnarci tutti a lasciare loro questo pianeta, con un’idea di società migliore di quella che abbiamo costruito noi. Invece la maggior parte di noi, resta inerte e complice di tutto questo sfascio.

I nostri figli si siedono in mezzo alle strade. Si incollano all’asfalto bloccando traffico, ambulanze, gente che va a lavorare. Perdono ore a disquisire sul futuro “green” di questa terra. Però poi vanno a dormire con il nuovo iPhone. Si abbonano a Sky, Dazn e sfrecciano sulle strade con auto e moto di ultima generazione. Non tutti vero, lo so anche io.

Ma la maggior parte di loro, si è uniformata a questo tipo di pensiero. La scienza deve trovare le soluzioni per rendere questo pianeta più green e meno inquinato, ma nessuno è in grado di rinunciare a cellulari, televisione, auto, aerei treni etc. Le nuove generazioni seguono i versi di una religione fondata sul nulla. Non un pensiero critico, nessuna autodeterminazione. Se non sei allineato al “branco”, non sei nessuno. Di certo anche noi genitori, abbiamo le nostre colpe.

Siamo sull’orlo del baratro di una guerra mondiale che potrebbe cancellare gran parte di questa umanità. Siamo stati obbligati in molti paesi, a diventare cavie per uno dei più grandi esperimenti di massa di tutta la storia. Marciamo dritti verso un gigantesco iceberg, che non promette nulla di buono, ma come il capitano del Titanic citato da De Gregori, moltissimi di noi ti rispondono:

“Signor mozzo, io non vedo niente.
C’è solo un po’ di nebbia che annuncia il sole.
Andiamo avanti tranquillamente”.

Mio padre diceva sempre: “I poveri se non li aiutano i poveri, non li aiuta nessuno”. Verissimo, inteso anche come pensiero, nel senso più ampio di vita comune, di simili che si riconoscono, di passioni speranze e tempo da condividere. Se non ci ritroviamo tra di noi, nessun altro verrà a cercarci. Nessuno verrà a trovarci. Lo so è un triste pensiero, ma è l’amara verità.

Ci combattiamo come cani rabbiosi come se fosse cosa normale. Siamo pieni di una rabbia e di un rancore antico, che non riusciamo a dominare. Ci siamo costruiti uno straordinario meccanismo, che in nome di una qualunque religione, di una qualunque presunta supremazia razziale, ci permette di distruggere, dilaniare, bruciare e sotterrare esseri a noi simili, esseri umani, e tutte le meraviglie che abbiamo costruito, dipinto e cantato nei secoli.

Ci siamo ripresi il diritto di uccidere. Che siano bambini, animali, anziani, malati, donne soldati o semplici passanti, uccidere, sterminare, cancellare è diventato parte di noi.

Forse lo è sempre stato.

Abbiamo perso la rotta e ci siamo smarriti nella notte più nera. Navighiamo in acque tempestose, che non ci riporteranno mai più a Itaca. Abbiamo intrapreso un viaggio molto pericoloso, e abbiamo perso l’unico vero faro nella volta celeste, che ci ha guidato da sempre facendoci ritrovare la via di casa. Abbiamo perso la nostra Stella Polare.

Eppure miliardi di stelle e la stessa Stella Polare, sono li in alto nel cielo. Ma noi non le vediamo più. Loro ci sono e continuano a brillare nell’infinito indicandoci la via, aspettando solo che noi, si tiri in su il nostro naso per contarle, chiudere gli occhi e sognare nell’infinito.

Su questo pianeta noi ci dibattiamo, cerchiamo di sopravvivere a discapito di qualunque cosa e di chiunque. Inquiniamo e ci indigniamo. Facciamo le guerre e ci indigniamo. Critichiamo chiunque non la pensi come noi e ci indigniamo. Viviamo pensando di essere superiori a tutto e tutti. Pensiamo di poter conquistare il cielo, i pianeti, di posare i nostri piedi su una superficie diversa dalla nostra. Siamo alla ricerca di un infinito finito, per modellarlo a nostro uso e consumo. Perdiamo gli anni della nostra vita, nel vivere una vita che non abbiamo, scordandoci di vivere quella che ci resta. Pensiamo di essere immortali e quindi, di ripetere migliorando di volta in volta i nostri errori, facendo così l’errore più grande che si possa immaginare.

Siamo esseri inutili? Non direi. Se alzi gli occhi, tiri su il naso e guardi la volta della Cappella Sistina, ti rendi conto di che cosa è stato capace l’uomo mortale. Tutte le volte che viaggio su di un aereo, non mi stanco mai di pensare quale incredibile invenzione sia. Come faccia a volare. Eppure, insieme a milioni d’invenzioni, sculture, dipinti, musica, costruzioni e quanto più incredibile vi venga in mente, tutto è stato fatto da noi esseri mortali. Soltanto che ormai, siamo talmente presi dall’essere noi stessi, dal vederci e sentirci superiori e migliori del resto dell’umanità, che non vediamo più le bellezze delle quali siamo capaci, pur essendo mortali.

Non siamo più capaci ad alzare il nostro naso all’insù.

Passano gli anni, i secoli e i millenni, e le stelle stanno a guardare.

Bruno Marro

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E le stelle stanno a guardare. News Academy Italia

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Bruno Marro

Bruno Marro nasce a Torino il 5 marzo 1956 Musicista, compositore e scrittore, nella sua carriera ha scritto musiche per cartoni animati, trasmissioni televisive e fatto regia teatrale.

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