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SARDEGNA: Un Disastro Ambientale Mascherato da Transizione Verde.

L’infiltrazione mafiosa nella speculazione energetica, economica, ambientale, modifica la bellezza millenaria e selvaggia della Natura Sarda, semplicemente uno dei capitoli dell’agenda 2030.

Negli ultimi anni, la Sardegna si è trovata al centro di un controverso progetto di transizione energetica che ha sollevato numerose polemiche e critiche. L’isola, ricca di risorse naturali e paesaggi unici, rischia di essere trasformata in un enorme generatore energetico in nome di una presunta sostenibilità che, a conti fatti, emerge come una grande speculazione energetica ai danni dell’ambiente. È forse in atto una radicale trasformazione storica, con l’approdo nel territorio di ambienti mafiosi dediti alla speculazione sulle fonti energetiche rinnovabili. La professoressa Clara Cardella, in un saggio su “Energie pulite ed economie sporche”, scrive: «L’analisi sulle ecomafie dimostra la capacità di Cosa Nostra di adeguarsi alle istanze della modernità, pur mantenendo inalterata la propria forza e l’immagine tradizionale, e di cogliere nei diversi settori le opportunità di profitto, combinando competenze e metodi di recente acquisizione con le sue risorse tradizionali».

SARDEGNA: Un Disastro Ambientale Mascherato da Transizione Verde. News Academy Italia

Le Richieste di Connessione per fonte (GW) e comune, fornite da Terna, evidenziano una mappa di un paesaggio deturpato dal quale emerge un quadro desolante. Gli impianti eolici e fotovoltaici coprirebbero gran parte del territorio: si parla di 22.990 MW di fotovoltaico, equivalenti a 68.970 ettari (circa 86.212 campi di calcio), e 34.680 MW di eolico, sia on-shore (su terra) che off-shore (in mare), con migliaia di turbine che andranno ad alterare irrimediabilmente il paesaggio.

Il valore economico è un affare per pochi e un danno enorme al paesaggio e all’economia dell’isola, per la quale il turismo rappresenta un pilastro fondamentale. Il giro d’affari è stratosferico. Con incentivi annui stimati per difetto a 8.550.000.000 euro, i guadagni per le società coinvolte sono enormi, mentre la popolazione locale non vedrebbe benefici significativi. Le aziende, molte delle quali straniere con capitali irrisori (10.000 euro di capitale costituente per una Srl), potrebbero avere ricavi di circa 1.200.000 euro l’anno per ogni turbina eolica terrestre (circa 3000 richieste di autorizzazione) e oltre 5 milioni di euro annui per quelle marine (circa 1300 in attesa di autorizzazione). In cambio, le compensazioni offerte alle comunità locali sono minime e spesso ridicole, come parchi giochi e siepi arboree, palesemente insufficienti a compensare la devastazione ambientale.
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Gli Impatti Ambientali e Sociali della trasformazione della Sardegna in una “ciabatta energetica” non riguardano solo il paesaggio. Gli impatti ambientali sono devastanti: alterazione degli ecosistemi, danneggiamento della biodiversità e grave impatto sull’avifauna. Inoltre, la costruzione di questi impianti richiede enormi quantità di cemento, con un consumo di suolo irreversibile. Il territorio agricolo, vitale per la Sardegna, verrebbe convertito in zona industriale, compromettendo l’economia locale basata su agricoltura e turismo.

Questione di Giustizia Energetica? Nonostante la Sardegna produca già più energia di quanta ne consumi (circa il 40% in più), i sardi pagano bollette tra le più alte d’Italia. Questo paradosso sottolinea l’iniquità del sistema, dove i profitti vanno alle grandi multinazionali mentre i costi e i danni sono scaricati sulla popolazione locale. Inoltre, l’assenza di concertazione con le comunità locali e la marginalizzazione della Regione evidenziano un approccio blindato, dove le decisioni sono prese lontano dal territorio e imposte senza consenso.
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Ora più che mai vi è urgenza di una moratoria e di un Piano Energetico Sostenibile. Purtroppo, il cittadino acquisisce consapevolezza troppo tardi dei danni che le speculazioni arrecano al proprio territorio. Il cittadino viene indotto a non vedere e spesso non rimane altra opzione che cercare di proporre al legislatore locale o regionale dei rimedi ai danni provocati da vuoti legislativi, dall’inerzia della politica o dalle organizzazioni criminali. Nel 2010, l’Espresso pubblicava un report in merito al contesto Sardo. Riporto questa piccola parte del prezioso articolo di Fabrizio Gatti:

“Già tre anni fa Italia Nostra e altre associazioni ambientaliste intuiscono cosa sta accadendo: «L’approssimazione e la mancanza delle più elementari regole di pianificazione stanno caratterizzando la proliferazione degli impianti di produzione energetica da fonte eolica», è scritto nel dossier 2007 sull’Italia: «Assistiamo alla progressiva perdita di grandi valori territoriali legati al paesaggio, nonché alla decadenza delle regole democratiche nelle piccole comunità sotto la spinta di interessi economici». Un allarme che oggi può essere trasferito in Sardegna. Dove le imprese pronte a dare l’assalto al vento raramente sono sarde. Come la Vento Macchiareddu tirata in ballo nell’inchiesta sul faccendiere Flavio Carboni: sede a Napoli e interessi nei progetti eolici del Consorzio per l’area di sviluppo industriale nella zona Macchiareddu a Cagliari. Le quote societarie fanno riferimento a Francesco Azzarito, Cristina La Marca, Angela Leone, imprenditori napoletani che tra le loro attività vantano anche il noleggio di barche e pedalò. E che dopo essersi occupati delle discariche campane, danno la caccia al vento e ai finanziamenti. Dalla Puglia alla Sicilia. Non sono sardi nemmeno i proprietari della Geopower Sardegna srl. L’impresa che sta cambiando i connotati alle montagne di granito rosso tra Buddusò e Ala dei Sardi è stata costituita con 10 mila euro e appartiene alla britannica “Falck renewables limited”, dell’omonimo gruppo milanese. È uno dei progetti curati direttamente dai committenti, senza interventi di mediatori e “sviluppatori” sospetti. I lavori sono tuttora in corso. Nel 2007, durante la presidenza Soru, la Regione ha fermato il cantiere. Contava sul piano paesaggistico che prevedeva la costruzione di torri eoliche soltanto nelle zone industriali o già compromesse. Nove mesi dopo il Tar ha dato ragione alla Geopower, che aveva ottenuto tutte le autorizzazioni richieste. Così sopra i sughereti della Gallura vedremo presto 69 eliche alte novanta metri. Daranno lavoro a 25 persone del posto e, secondo i sindaci dei due Comuni favorevoli al progetto, forniranno elettricità a buon mercato.”

Era il 2010. Oggi il panorama dello sviluppo speculativo è a dir poco allarmante, ma grazie alla sensibilità dei cittadini sardi, costituitisi in comitati locali e in vari gruppi sparsi nel territorio, le soluzioni da loro proposte sono chiare: una moratoria immediata per sospendere le autorizzazioni dei progetti, una legge regionale che recepisca le direttive europee e la concertazione con le comunità locali per un piano di auto-approvvigionamento energetico regionale. Questo piano dovrebbe includere la riduzione dei consumi, l’uso di zone industriali dismesse, il fotovoltaico sui tetti e il repowering degli impianti eolici esistenti, senza ulteriore consumo di suolo.
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La Sardegna è di fronte a un bivio. Continuare a favorire la strada della speculazione energetica significa distruggere la bellezza del suo paesaggio, la sua biodiversità e la qualità della vita dei suoi abitanti per il profitto di pochi. Oppressa da millenni di dominazioni, questa terra ha diritto all’ambiente e al progresso. La transizione energetica è semplicemente una gigantesca truffa mondiale pianificata dai soliti scagnozzi alle dipendenze dei soliti banchieri. Il popolo sardo, con l’orgoglio che lo contraddistingue, può ancora far valere le proprie tradizioni, la propria cultura e i valori del bene comune e dell’ambiente, riappropriandosi delle scelte sul proprio futuro energetico. Si è sempre in tempo per cambiare il proprio destino, promuovendo soluzioni che rispettino il territorio e la bellezza della natura sarda. Solo così si potrà evitare che l’isola diventi una gigantesca zona industriale senza anima, a scapito delle generazioni future, che non avranno più la possibilità di gestire l’ambiente integro e prezioso dei loro nonni.

Questo è il vero punto su cui soffermarsi: la sottrazione dei terreni agricoli per destinarli al fabbisogno di energia green. L’Agenda 2030 prevede la cancellazione dell’agricoltura e degli allevamenti animali, oltre a tutta una serie di attività distruttive del “sistema umano”.
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“Non avrai nulla e sarai felice”. Con la crisi energetica, provocata con il pretesto di una guerra assurda, ti sottraggono le terre destinate all’agricoltura e ai pascoli, costruendo una crisi alimentare per poi proporti il nuovo moderno cibo sintetico. Catene industriali di carne sintetica e insetti emergono a causa di questa crisi alimentare costruita ad arte. Per via della guerra, convertono il sistema industriale alla costruzione di armi in quantitativi enormi come mai nella storia umana, utilizzano nuove tecnologie per il controllo delle masse, attraverso strumenti di persuasione di vario tipo e in vari settori, come, ad esempio, nuovi sistemi economici “quantici”, con il pretesto di eliminare i traffici illegali del mondo.

Grazie all’intelligenza artificiale, verranno eliminati milioni di posti di lavoro. La fatica diventa lo strumento per accettare queste fregature, e verrà distribuito un reddito “da fame” che inibirà anche le menti brillanti, impedendo loro di emergere e migliorare il mondo. La cultura verrà cancellata, perché c’è l’AI che pensa per te. Il cervello smetterà di funzionare definitivamente e, con i supporti della “realtà” virtuale (si vergognano a darle il vero nome: “Finta”), spegneranno le emozioni e la socializzazione fra umani, incentivando il connubio Uomo-Macchina, una simbiosi nociva per il biologico, che lascerà solo la Macchina.

Recentemente, il padrino dell’intelligenza artificiale, ex vicepresidente di Google, il professore Geoffrey Hinton, ha dichiarato: “Sono molto contento che il mondo incominci a prendere molto sul serio la minaccia di estinzione umana dovuta all’intelligenza artificiale”.

A questo punto, trovo che sia abbastanza chiaro il motivo per cui pochi decidono per tutti e impongono le loro scelte alle masse attraverso canali coercitivi e corruttivi dei “funzionari pubblici”. È per lo stesso motivo che istituzioni private acquisiscono carattere pubblico, in apparenti coincidenze, per attuare le necessarie trasformazioni sistemiche.

Mi auguro che le amministrazioni locali e regionali ascoltino la voce dei cittadini e agiscano con determinazione nell’interesse della popolazione. Salvaguardare una delle terre più belle e preziose del Mediterraneo, senza farsi corrompere da ambienti economici di stampo mafioso, rende dignità e onore ai politici sardi che se ne faranno carico.


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Gianfranco Uccheddu

Osservatore indipendente in campo politico e sociale. Scrive e collabora come opinionista e reporter per alcune testate online.

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