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Sotto accusa il governo francese per l’invio di armi clandestine a Israele


Il genocidio nella Striscia di Gaza sta obbligando la Francia ad affrontare il dissenso dei propri parlamentari non solo riguardo alla recente spedizione di armi ad Israele, ma anche per il coinvolgimento di militari francesi nelle torture inflitte ai prigionieri palestinesi. La deputata francese Mathilde Panot, basandosi su rapporti investigativi pubblicati dai media Disclose e dal quotidiano indipendente Marsactu, ha dimostrato che dopo il sette ottobre il governo Macron, senza il consenso del parlamento francese, avrebbe fornito armi ad Israele, tra cui 100.000 colpi per mitragliatrici nel mese di ottobre.

Le prove pubblicate dai giornalisti indipendenti e riportate dai parlamentari francesi dimostrano che le dichiarazioni falsamente sostenute dal ministro della Difesa Sebastien Lecornu e dalla portavoce del governo Prisca Thevenot, assicurando ai parlamentari che le spedizioni della Francia in Israele si riferivano esclusivamente a scopi di autodifesa, utilizzati per il sistema di difesa missilistico Iron Dome. Sulla base di queste accuse vi sarebbe la prova del coinvolgimento francese nell’atto genocidario contro i civili di Gaza, essendo queste munizioni inviate per la fanteria che, attraverso numerosi video e documentazioni, è stato provato essere implicata in esecuzioni, omicidi di massa e torture ai danni di uomini, donne e bambini.

Ricordiamo che le vittime nella Striscia di Gaza ad oggi sfiorano le 35.000, con 76.000 feriti e circa 10.000 dispersi. Il ministro della Difesa, al contrario di quanto emerso, dichiarò alcuni mesi fa che la consegna di armi verso Israele non includeva elementi classificabili per l’uccisione della popolazione, solamente consegne che riguardavano articoli come “cuscinetti a sfera, vetro e sistemi di raffreddamento sensori”, dichiarando inoltre:

“In generale si tratta di armi destinate ad essere riesportate da Israele ad altri clienti”.

Dopo le recenti accuse dei media investigativi e del partito francese di sinistra, il ministro Lecornu è stato costretto ad ammettere di avere rilasciato licenze per parti del sistema di difesa missilistico israeliano “Iron Dome”. Il canale France24, attraverso recenti articoli investigativi, accusa il ministro della Difesa di aver fornito armi clandestinamente in collaborazione con l’industria Marsiglia Eurolinks, produttore di maglie M27 e assemblatore di proiettili per fucili ad alta precisione. Dopo le accuse dei media francesi, il ministro della Difesa Sebastien Lecornu ha dichiarato ai giornalisti di Parigi che la licenza di Eurolinks per esportare alla società israeliana IMI Systems coprirebbe esclusivamente la riesportazione verso paesi terzi e non l’uso da parte dell’esercito israeliano.

Alcuni parlamentari in queste ore hanno chiesto al governo francese di seguire l’esempio del Canada e fermare immediatamente le esportazioni di armi verso Israele. La fanteria sul campo nella Striscia di Gaza è coinvolta inoltre negli omicidi mirati contro le folle che cercano di ricevere cibo dai pochissimi convogli umanitari che riescono ad attraversare il valico di Rafah, mentre risultano ancora fermi i camion al valico di Kerem Shalom. La parlamentare di estrema sinistra Panot ha accusato il governo francese di avere collaborato con Israele nell’uccisione di persone innocenti, dichiarando inoltre che questa implicazione sarà uno scandalo che resterà indelebile per il governo Macron.


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Antonietta Chiodo

Antonietta Chiodo Attualmente ha concluso la sua collaborazione con News Academy Italia. Antonietta Chiodo si occupa di diritti umani da sempre, nasce a Roma ma si diploma alla scuola del cinema di Milano, nel 2006 il progetto grafico da lei realizzato per denunciare la violazione dei diritti umani in Africa, creato in collaborazione con il Gruppo Abele e la Cooperazione Internazionale viene applaudito a Bruxelles. Nel 2012 passa un breve periodo nelle favelas brasiliane per documentare la vita dei bambini di Salvador de Bahia. Impegnata costantemente accanto al popolo palestinese passa un periodo della sua vita nei territori occupati nella Cisgiordania, documentando la difficoltosa vita della popolazione di Jenin, ricevendo così il premio da Amnesty International “ Giornalismo per i Diritti Umani”. Nel 2016 si impegna sulle coste calabresi per denunciare la sparizione dei minori non accompagnati. Nel 2017 conduce un importante progetto con un gruppo di minori ed insegnanti di un villaggio alle porte di Hebron. Oggi ancora lavora come fotoreporter e reporter per denunciare la costante violazione dei diritti umani, è curatrice della mostra fotografica itinerante Hurry Up in favore della liberazione di Julian Assange.

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