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Giustiziato come esempio per i pazienti un medico dell’ospedale Al Shifa

L’ospedale Al-Shifa uno dei più grandi plessi sulla Striscia di Gaza è stato vittima dopo il 7 ottobre dell’odio israeliano, in questi ultimi giorni la situazione si è aggravata ulteriormente, colpi di arma da fuoco hanno ucciso numerose persone compresi bambini nelle vicinanze e nelle strade limitrofe. I militari dell’IDF hanno eseguito incursioni armate all’ interno di Al-Shifa, mentre numerosi civili cercavano aiuto trovandosi in condizioni critiche di salute a causa di colpi di arma da fuoco causate dai cecchini israeliani e mutilazioni dovute alle numerose esplosioni. Nella scorsa notte il dottor Muhammad Zaher Al-Nono si è rifiutato di abbandonare i suoi pazienti, così i militari afferrandolo per il camice lo hanno giustiziato come esempio sotto gli occhi dei malati.

Alle 04,00 della mattina di oggi 23 marzo le fazioni della resistenza palestinese si sono scontrate contro i militari sionisti nei dintorni dell’ospedale, causando numerose perdite nelle fazioni dell’occupazione, alle 05.00 di questa mattina i carri armati sionisti hanno bombardato le strade causando anche un incendio in un’ala del plesso.

Numerose segnalazioni hanno raggiunto dal 22 marzo l’equipe per i diritti umani di Euro-Med Human Rights Monitor testimoniando che i militari israeliani attraverso ronde hanno catturato intere famiglie dalle case locate nei dintorni dell’ospedale, compiendo vere e proprie esecuzioni in strada, hanno inoltre appiccato incendi nelle abitazioni per renderle così definitivamente inagibili e costringendo le famiglie a privarsi anche di un minimo riparo.

Giustiziato come esempio per i pazienti un medico dell’ospedale Al Shifa News Academy Italia

L’organizzazione a livello mondiale di Medici Senza Frontiere lancia alla comunità internazionale il suo ennesimo grido di aiuto, allarmando il mondo in merito alla follia omicida che si è scagliata contro il popolo palestinese:

“Siamo estremamente preoccupati per la sicurezza dei pazienti e del personale medico intrappolati nel complesso ospedaliero, nonché per la sicurezza dei nostri colleghi e delle loro famiglie attualmente rifugiati nella clinica e nell’ufficio di MSF. Chiediamo a tutte le parti in conflitto nell’interno dell’ospedale e nel perimetro circostante, di garantire la sicurezza del personale medico, dei pazienti e dei civili. L’ospedale si è trasformato in un vero e proprio campo di concentramento.”

I medici denunciano l’evacuazione dell’ospedale intimando i malati anche gravi di percorrere la strada Al-Mawasi, nel sud di Gaza, nonostante fosse stata annunciata una nuova offensiva che avrebbe avuto luogo nella parte meridionale dell’enclave.

Numerose testimonianze confermano che a causa degli scontri nelle strade contro i gruppi di resistenza palestinese i militari hanno utilizzato le persone rapite come scudi umani, soprattutto donne e bambini.

Nella giornata del 23 marzo medici e pazienti si trovano sotto assedio dal sesto giorno, confermando la totale impotenza delle organizzazioni per i diritti umani tra cui l’ONU.

Riportiamo qui di seguito la testimonianza di Roula Saad, una persona sopravvissuta all’inferno di questi giorni:

“Abbiamo visto la morte davanti ai nostri occhi. Hanno preso d’assalto l’edificio residenziale dove vive la mia famiglia e all’improvviso abbiamo trovato 50 soldati armati in mezzo al soggiorno. Hanno ordinato agli uomini di spogliarsi nudi e alle donne di seguirli. Ci hanno portate al primo piano, dove hanno sistemato gli uomini in una stanza accanto alla nostra, prima di portarli all’ospedale al-Shifa, mentre a noi hanno ordinato di scendere e di dirigerci verso le zone sud della Striscia. “

L’anziano Fareej Wasef Al-Halaw malato di Alzheimer che al momento si trovava all’esterno del cortile dell’ospedale è stato colpito con proiettili in ogni zona del corpo, impedendo ai medici di raggiungerlo hanno fatto in modo che l’ uomo morisse dissanguato. Mentre nelle strade si scatenava l’inferno il plesso Al-Shifa veniva trasformato in una vera e propria caserma, obbligando le persone ad evacuare nonostante le condizioni critiche, i medici e gli infermieri dell’ospedale sono stati rapiti e condotti in un’ala del palazzo per evitare che svolgessero il loro lavoro, lasciando così perire numerose persone.


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Antonietta Chiodo

Antonietta Chiodo Attualmente ha concluso la sua collaborazione con News Academy Italia. Antonietta Chiodo si occupa di diritti umani da sempre, nasce a Roma ma si diploma alla scuola del cinema di Milano, nel 2006 il progetto grafico da lei realizzato per denunciare la violazione dei diritti umani in Africa, creato in collaborazione con il Gruppo Abele e la Cooperazione Internazionale viene applaudito a Bruxelles. Nel 2012 passa un breve periodo nelle favelas brasiliane per documentare la vita dei bambini di Salvador de Bahia. Impegnata costantemente accanto al popolo palestinese passa un periodo della sua vita nei territori occupati nella Cisgiordania, documentando la difficoltosa vita della popolazione di Jenin, ricevendo così il premio da Amnesty International “ Giornalismo per i Diritti Umani”. Nel 2016 si impegna sulle coste calabresi per denunciare la sparizione dei minori non accompagnati. Nel 2017 conduce un importante progetto con un gruppo di minori ed insegnanti di un villaggio alle porte di Hebron. Oggi ancora lavora come fotoreporter e reporter per denunciare la costante violazione dei diritti umani, è curatrice della mostra fotografica itinerante Hurry Up in favore della liberazione di Julian Assange.

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