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Elettro Shock e molestie sessuali nelle carceri israeliane e numerosi medici non sono ancora stati liberati

Le testimonianze raccolte dagli avvocati palestinesi per i diritti umani incluse quelle di donne e bambini abusati e torturati, descrivono nei dettagli ciò che hanno subito nelle scorse settimane come ad esempio la nudità forzata, le percosse e le molestie sessuali. I militari israeliani durante i periodi di detenzione hanno negato loro l’accesso al bagno, hanno attuato perquisizioni corporali, i prigionieri sono stati vittime di percosse quotidiane attraverso anche aggressioni di cani, la mancata somministrazione di cibo e molto altro che non ci è possibile descrivere in questo articolo perché troppo cruento.

Tutte le detenute recentemente rilasciate hanno scelto di restare anonime per non rischiare ulteriori repressioni da parte di Israele anche nei confronti delle loro famiglie.

Alle donne è stato tolto l’hijab, sono state denudate e sono stati toccati loro i genitali minacciando di violentarle se non avessero risposto alle domande.

La testimonianza di un uomo di settant’anni rapito dal quartiere di Al Amal in Khan Younuis, privato di abiti conferma di essere stato usato come scudo umano da parte dell’IDF. Un altro ex detenuto dichiara che insieme a diversi uomini sono stati obbligati a restare in ginocchio in assenza di cibo e acqua, utilizzando il bagno una sola volta al giorno. Le persone rapite vengono trasferite in luoghi di tortura differenti durante la loro prigionia, dove i metodi di sottomissione e annullamento della persona differiscono, dichiarando che spesso si viene appesi dalle gambe per essere picchiati anche fino a 6 ore al giorno utilizzando tappeti o il calcio del fucile. Una donna dichiara di essere stata trattenuta al posto di blocco Salah Al Din Road per essere poi bendata e portata su una duna di sabbia, venendo poi interrogata in merito ai tunnel di Hamas, la signora ovviamente non sapeva nulla, fu allora trasferita nuda in un centro di detenzione dove militari uomini la guardavano e la insultavano minacciando di stuprarla. Ad oggi Euro-Med Human Rights Monitor dichiara che non abbiamo un numero preciso delle persone deportate a causa del rifiuto di Israele nel rilasciare i dati ufficiali, sappiamo però che si tratta di migliaia di persone.

Nuovamente le organizzazioni per i diritti umani intimano la Croce Rossa ad intervenire, senza però ricevere ancora oggi alcuna risposta.

Alleghiamo qui il video testimonianza di un prigioniero rilasciato recentemente:

“ I primi quattro giorni ci hanno lasciati senza acqua e cibo, quando chiedevo al soldato di bere lui prendeva una bottiglia d’acqua e la svuotava davanti a me in terra, le mie ossa del torace sono rotte ed anche alcune della schiena. Non riesco più a stare in piedi da solo, ho bisogno di aiuto anche per sedermi a causa delle torture e delle percosse che ho subito.”

Sono passati oramai troppi mesi dall’inizio del massacro sulla Striscia di Gaza e ancora oggi ci è sconosciuto il destino delle persone deportate dai militari dell’IDF nei campi di detenzione nel deserto del Negev e nelle carceri israeliane, tra cui tre medici:

Muhammad Abu Salmiya direttore medico dell’Ospedale Al Shifa rapito con altri colleghi tecnici ed infermieri il 23 novembre 2023, il dottor Ahmed Al-Kahlot direttore del Kamal Hospital rapito insieme a 70 colleghi nello stesso plesso, il dottor Ahmed Muhanna direttore dell’ospedale Al Awda e collaboratore di Action Aid. Non sappiamo il destino delle persone sopra elencate, non sappiamo se siano vive o morte, attraverso le testimonianze abbiamo purtroppo la certezza che vengono quotidianamente abusate, torturate ed umiliate.

Negli scorsi giorni sono stati rilasciati altri prigionieri e tra questi il dottor Said Abdulrhaman Marouf rilasciato dopo 45 giorni di torture all’interno delle carceri israeliane, utilizzando anche la tecnica dell’elettro shock come già documentato da News Academy.

Alleghiamo la commovente testimonianza video del dottor Said Abdulrhaman rilasciato dopo 45 giorni:

Sono oltre 100 gli operatori sanitari rapiti all’interno degli ospedali, il dottor Said Abdulrhaman Marouf ha scelto di rientrare al lavoro il giorno dopo il suo rilascio nonostante le condizioni psicofisiche devastate, ha raccontato solo alcune delle torture che ha dovuto subire:

“Siamo stati costretti ad indossare pannoloni, bendati e legati. Ci hanno privati dei nostri abiti tranne la biancheria intima, gettandoci nei camion come sacchi della spazzatura…”

L’ organizzazione palestinese per i diritti dei detenuti Al-Haq ha esortato pubblicamente nelle scorse ore la comunità internazionale, chiedendo un rapido intervento a causa di un imminente invasione della fanteria nella zona di Rafah, ciò porterebbe ad altre deportazioni e massacri infiniti. Ricordando inoltre che attraverso importanti statistiche confermate anche dalle Nazioni Unite sulla Striscia di Gaza ogni 15 minuti muore un bambino.

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Antonietta Chiodo

Antonietta Chiodo Attualmente ha concluso la sua collaborazione con News Academy Italia. Antonietta Chiodo si occupa di diritti umani da sempre, nasce a Roma ma si diploma alla scuola del cinema di Milano, nel 2006 il progetto grafico da lei realizzato per denunciare la violazione dei diritti umani in Africa, creato in collaborazione con il Gruppo Abele e la Cooperazione Internazionale viene applaudito a Bruxelles. Nel 2012 passa un breve periodo nelle favelas brasiliane per documentare la vita dei bambini di Salvador de Bahia. Impegnata costantemente accanto al popolo palestinese passa un periodo della sua vita nei territori occupati nella Cisgiordania, documentando la difficoltosa vita della popolazione di Jenin, ricevendo così il premio da Amnesty International “ Giornalismo per i Diritti Umani”. Nel 2016 si impegna sulle coste calabresi per denunciare la sparizione dei minori non accompagnati. Nel 2017 conduce un importante progetto con un gruppo di minori ed insegnanti di un villaggio alle porte di Hebron. Oggi ancora lavora come fotoreporter e reporter per denunciare la costante violazione dei diritti umani, è curatrice della mostra fotografica itinerante Hurry Up in favore della liberazione di Julian Assange.

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