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Uccisi altri 15 soldati israeliani, imminenti dimissioni nello Shin Bet

Nella scorsa notte gli scenari di guerra si sono allargati in Medio Oriente vedendo coinvolta l’aviazione statunitense nell’attacco su diversi obiettivi in Iraq, Siria e nella città di Kfarhamam nel sud del Libano. Sulla Striscia di Gaza la resistenza ha risposto anche a combattimenti tenuti a distanza zero contro le truppe via terra, uccidendo 15 militari e prendendone in ostaggio altrettanti. Gli scontri più violenti si sono verificati a Rafah ed ai confini di Khan Younis, nella notte tra il 2 e 3 febbraio le Brigate Al-Mujahedeen sono state coinvolte in scontri nelle vicinanze di Burj al-Bashir e Al-Rays Street a Gaza City con missili 105 Yassin e la distruzione di 3 carri armati Merkava.

Una famiglia in Iraq si è trovata all’ improvviso coinvolta nei bombardamenti statunitensi

Nelle scorse settimane abbiamo potuto notare divergenze all’interno del gabinetto di Guerra nei confronti di Benjamin Netanyahu, mentre il primo ministro trova difficoltà ad ammettere il fallimento sulla striscia di Gaza confermato anche dalle dichiarazioni ufficiali degli Stati Uniti, alcuni membri dell’intelligence hanno annunciato pubblicamente al Canale12 le loro imminenti dimissioni.

Alcune fonti dichiarano che l’ abbandono è dovuto all’accusa di una falla verificatasi il 7 ottobre, evidenziando l’incapacità di gestire un attacco all’interno dei confini, il capo di stato maggiore dell’esercito di occupazione Herzi Halevy, il capo dello Shin Bet Ronen Bar ed il capo della divisione di intelligence dell’esercito israeliano (Aman) Aharon Haleva annunciano che faranno di tutto per restare sino a che la guerra non sarà terminata.

In queste ore il quotidiano Hareetz pubblica una dichiarazione del portavoce del partito State Camp guidato da Benny Gantz ex ministro della difesa israeliano:

“Stiamo lavorando ad un accordo e se ci accorgiamo che Natanyahu lo sta ostacolando per ragioni politiche, lasceremo il governo.”

Sembra che ad oggi le perdite dell’esercito di occupazione sul campo siano circa 5,000 non ancora confermate dal ministero della difesa israeliano, sono stati costretti nelle scorse settimane a ritirare numerose truppe dall’enclave tra cui Il Battaglione 1707 e la trentaseiesima divisione della Brigata Golani avverrà tra un mese da oggi.

Numerosi studiosi israeliani tra cui Hillen Shokin attraverso un articolo sul media Haaretz ha confermano nuovamente il fallimento di Benjamin Netanyahu :

“Non vinceremo nemmeno se saremo uniti. Abbiamo già perso l’attuale campagna militare su Gaza perché il nostro diritto ad una patria nazionale in Terra d’Israele è stato rinviato e la perdita è diventata chiara il 7 ottobre. Ogni giorno aumenta il fallimento delle truppe via terra, e quando questa campagna militare finirà, come previsto tra poche settimane a causa della pressione internazionale, Israele si troverà in una situazione più difficile di quella in cui si trovava prima della guerra.”

L’aggiornamento dal Ministero della Sanità di Gaza annuncia dati sconcertanti portando il numero di morti a 27,131, 66,287 feriti. Nelle ultime 24 ore sono stati uccisi 112 palestinesi e 248 feriti per l’80 per cento composto da donne e bambini.


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Antonietta Chiodo

Antonietta Chiodo Attualmente ha concluso la sua collaborazione con News Academy Italia. Antonietta Chiodo si occupa di diritti umani da sempre, nasce a Roma ma si diploma alla scuola del cinema di Milano, nel 2006 il progetto grafico da lei realizzato per denunciare la violazione dei diritti umani in Africa, creato in collaborazione con il Gruppo Abele e la Cooperazione Internazionale viene applaudito a Bruxelles. Nel 2012 passa un breve periodo nelle favelas brasiliane per documentare la vita dei bambini di Salvador de Bahia. Impegnata costantemente accanto al popolo palestinese passa un periodo della sua vita nei territori occupati nella Cisgiordania, documentando la difficoltosa vita della popolazione di Jenin, ricevendo così il premio da Amnesty International “ Giornalismo per i Diritti Umani”. Nel 2016 si impegna sulle coste calabresi per denunciare la sparizione dei minori non accompagnati. Nel 2017 conduce un importante progetto con un gruppo di minori ed insegnanti di un villaggio alle porte di Hebron. Oggi ancora lavora come fotoreporter e reporter per denunciare la costante violazione dei diritti umani, è curatrice della mostra fotografica itinerante Hurry Up in favore della liberazione di Julian Assange.

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