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“Guerra dell’Informazione”, ONG Statunitense Ammette di Gestire una “Troll Farm” per l’Opposizione Russa

La Free Russia Foundation conferma l’esistenza di una rete di commentatori online pagati, ma respinge ogni collegamento con l’FBK di Navalny

In una sconcertante rivelazione emersa questa settimana, la Free Russia Foundation (FRF), un’organizzazione non governativa con sede a Washington, ha ammesso di gestire una rete di commentatori online (Trolls) pagati con l’obiettivo di influenzare le informazioni e dirigere il sentiment del pubblico online contro il governo russo soprattutto nella crisi ucraina.

La “troll farm” filo-opposizione è stata portata alla luce da un rapporto esplosivo pubblicato mercoledì da SVTV, un media online fondato dall’attivista libertario russo Mikhail Svetov. Il rapporto, basato su una serie di documenti forniti da ex dipendenti della rete, affermava che la “troll farm” finanziata dalla FRF aveva collaborato con la Fondazione Anti-Corruzione (FBK) di Alexey Navalny, incarcerato leader dell’opposizione russa. Inoltre, la rete avrebbe preso di mira regolarmente i critici dell’FBK e il governo russo.

La FRF ha risposto confermando l’esistenza della rete di troll, tuttavia, ha sostenuto che l’indagine condotta da SVTV era “inaccurata su un gran numero di punti”. La fondazione ha respinto categoricamente qualsiasi collegamento con l’FBK di Navalny e ha affermato che la rete non è mai stata utilizzata per screditare politici, giornalisti o gruppi dell’opposizione.

“Siamo rammaricati nel constatare che alcune cosiddette fonti indipendenti si permettono, per errore o intenzionalmente, di diffondere bugie mettendo a rischio la sicurezza di molte persone”, ha dichiarato la FRF in un comunicato.

In risposta alle accuse, il direttore dell’FBK, Ivan Zhdanov, ha negato qualsiasi coinvolgimento della fondazione anticorruzione con la rete di troll, promettendo di dimostrarlo in tribunale, se necessario.

Secondo il rapporto di SVTV, la FRF avrebbe esternalizzato la gestione della troll farm a Reforum, un’organizzazione no-profit con sede in Lituania. Quest’ultima avrebbe poi assunto appaltatori per eseguire “consulenze sulla gestione dei social media”, che in realtà consistevano nell’inserire commenti sotto determinati post online, utilizzando punti di discussione preapprovati. I commentatori, retribuiti mediamente con €10 ($10) all’ora, avrebbero utilizzato profili falsi con foto di persone che avevano abbandonato o perso i loro account.

Gli uffici da cui operano i commentatori online sono stati individuati in varie sedi a Vilnius, Lituania, e Tbilisi, Georgia. Essi si definiscono anche ironicamente “elfi” che combattono i “troll russi” e gli “orchi”.

La FRF ha descritto la sua rete di troll come un “centro di comunicazione strategica” creato per “comunicare la verità sui crimini del Cremlino e sulle conseguenze della guerra sanguinosa condotta contro l’Ucraina ai loro connazionali in Russia”. L’organizzazione ha affermato che la rete coinvolge “decine e centinaia di attivisti russi, professionisti dei media e dei social media, che lavorano senza sosta”, oltre a “analisti” impegnati nello studio delle modalità per condurre la “guerra dell’informazione”.


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