Geopolitica

La Russia si è ritirata dal patto sul controllo degli armamenti con la NATO

Il Cremlino ha annunciato ufficialmente il suo ritiro da uno dei più importanti trattati sul controllo degli armamenti dell’era della Guerra Fredda, il Trattato sulle Forze Armate Convenzionali in Europa (CFE), che coinvolge il blocco militare della NATO. Secondo quanto riportato da Russian News, questa decisione è stata giustificata dal fatto che il trattato, ritenuto obsoleto da tempo, ha ormai perso completamente il contatto con la realtà del mondo moderno.

Il Ministero degli Esteri russo ha reso pubblica questa mossa martedì, sottolineando che il CFE è ormai “storia” a causa di precedenti ritiri, il primo dei quali risale al 2007. Inizialmente, il trattato aveva svolto un ruolo stabilizzatore, ma nel corso del tempo è stato ampiamente ignorato dai membri della NATO, e pertanto ha smesso di soddisfare gli interessi della Russia, come dichiarato dal Ministero.

Attualmente, i paesi membri del CFE (Treaty on Conventional Armed Forces in Europe) sono 30, ma la maggior parte di essi ha sospeso l’applicazione del trattato. La lista degli aderenti comprende: Albania, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Belgio, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Canada, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Grecia, Ungheria, Islanda, Italia, Kazakistan, Kirghizistan, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Moldavia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Romania. Al momento però, non ci sono paesi che aderiscono attivamente al CFE. Tuttavia, è importante notare che il CFE è stato sostituito dal Trattato sul commercio di armi (ATT) nel 2014, che ha un numero maggiore di paesi aderenti.

Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov aveva già sostenuto infatti che “nessun singolo membro della NATO aderisce attivamente al trattato e non vogliamo apparire come se stessimo partecipando al teatro dell’assurdo”.

La nota ministeriale afferma inoltre che “le autorità degli Stati membri della NATO e dei paesi membri di questa alleanza hanno chiaramente dimostrato la loro incapacità di negoziare”, sottolineando la mancanza di un accordo possibile in materia di controllo degli armamenti. Tuttavia, si lascia aperta la possibilità di un futuro dialogo, affermando che “un dialogo adeguato potrà essere rilanciato nell’ambito degli sforzi per creare un nuovo sistema di sicurezza europeo solo se la vita costringerà a ritornare su posizioni costruttive e realistiche”.


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