Geopolitica

Gianfranco Uccheddu: “A Gaza, Israele rischia una guerra infinita o autodistruttiva”

La decisione del governo Israeliano di invadere la striscia di Gaza, dopo averla preventivamente rasa al suolo, porterà il mondo arabo a stringersi sempre più attorno ai Palestinesi e, nel contempo, arrivano pareri contrapposti alle decisioni del governo Netanyahu sia dal versante occidentale, USA e UE, che su quello Orientale di Russia e Cina.

Secondo vari esperti militari, l’ingresso nella striscia di Gaza potrebbe diventare una trappola per Israele, il quale vedrebbe aprirsi altri fronti lungo i suoi confini col pericolo di una guerra estenuante e molto impegnativa militarmente, se non accuratamente valutata potrebbe costare molto di più in termini economici e di vite umane se dovesse protrarsi troppo nel tempo.

Hamas non ha problemi di tempo, il quale gioca a suo favore, per ora solo Israele e il suo Presidente necessitano di raggiungere un risultato e recuperare quell’immagine distrutta da tutta questa vicenda.

Può il mondo permettere, ad un Paese grande quanto una regione europea, di incendiare il mondo e condurlo ad una terza guerra mondiale?

Israele, sentendosi minacciato a un punto tale da essere distrutto, potrebbe sentirsi spinto all’utilizzo del suo arsenale nucleare?

Come, in questi ultimi 70 anni, è stato possibile che Israele abbia goduto del tacito consenso internazionale per impadronirsi dei territori palestinesi, occupati in modo illegale, contravvenendo ai trattati internazionali?

Vi sono diversi Report e risoluzioni ONU che certificano questo comportamento illegale verso i Palestinesi, da parte del governo israeliano di Netanyahu e di quelli che lo hanno preceduto, sempre supportato dalla complicità del mondo anglosassone.

Questo conflitto fra Palestinesi e Israeliani, ha nuovamente diviso il mondo in due schieramenti come accaduto fra Ucraina e Russia, ma con alcune differenze sostanziali rispetto a quando iniziò nel febbraio 2022:

gli USA attraversano una crisi economica e politica senza precedenti con il partner Europeo che si è dissanguato nel tentativo di arginare e procrastinare il disastro che incombe in modo sempre più pressante per tenere in vita gli stessi alleati d’oltre oceano.

La Russia, a causa delle sanzioni, ha avviato delle riforme economiche interne strutturali che le stanno consentendo di trarre vantaggio nel lungo termine, sviluppando una indipendenza economica senza precedenti nella storia.

Il rafforzamento dei BRICS+e altri Paesi, nel nuovo contesto geopolitico, in forte crescita economica, dovuta ad una atmosfera di fiducia e di credibilità creata proprio dalla Russia, favorisce la realizzazione di quel Nuovo Mondo Multipolare proposto dal Presidente Putin, ormai sempre più Leader indiscusso e affidabile, che schiaccia in maniera dirompente il vecchio arrogante mondo Globalista (o Neoliberista) contro un muro di ottusità e miopia politica dettato dall’élite finanziaria che lo gioca a suo uso e abuso.

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Il destino della Russia e dei suoi Alleati sembra sia destinato a divenire una nuova locomotiva antisistema.

Il 30 settembre del 2022, il Presidente Putin, fece un discorso dirompente per l’intero arrogate mondo Occidentale, indicando gli obiettivi con cui la Russia si apprestava a rompere i legami con esso e a costruire un nuovo mondo.

La settimana scorsa al Club Valday, il presidente Putin, ha eretto una gigantesca “Muraglia” nei confronti del Vecchio mondo Occidentale, rimarcando chiaramente che non sarà più possibile, per qualsiasi paese, dettare regole e decidere per tutti a seconda delle proprie necessità affini alla propria brama egemonica di dominio sugli altri.

Una dichiarazione chiaramente rivolta agli USA e alla decadente UE, unici sistemi rimasti legati ad una obsolescente ideologia finanziaria in vertiginoso declino.

Infatti, ad esempio, conosciamo bene quale valore abbiano le dichiarazioni Occidentali sul rispetto dei confini degli Stati, sulla sovranità dei paesi e sui diritti umani, i quali evaporano “magicamente” nei momenti in cui è vantaggioso per l’Occidente dimenticarsene o addirittura ignorare trattati firmati, mandando in frantumi i riferimenti e le strutture legislative che hanno sempre regolato i rapporti internazionali.

Il conflitto israeliano palestinese è da molti anni un esempio lampante di questa “doppio standard” della politica anglosassone.

È passato inosservato che l’attacco di Hamas ha messo fine alla fragile diplomazia tra Russia e Israele e, come se non bastasse, in America c’è grande paura del rafforzamento dell’alleanza antioccidentale di Russia e Iran e alla quale altri Paesi importanti, singolarmente e con coraggiosa fermezza, vi stanno aderendo.

Ricordo che, quando la Russia ha lanciato la difesa militare in Ucraina e ha stretto un’alleanza con l’Iran, il primo ministro israeliano Netanyahu ha continuato a collaborare con la Russia, mentre questa volta, Putin, non ha espresso le sue condoglianze a Israele dopo l’attacco di Hamas, che ha ucciso più di 1.300 israeliani.

Questo allontanamento è il segnale di un cambiamento più ampio della politica Russa in Medio Oriente. La Russia ha rafforzato i suoi legami con l’Iran, fornendogli aerei militari e valutando nuovi accordi sulle armi strategiche, compreso il nucleare. A sua volta, l’Iran fornisce alla Russia nuovi armamenti, i quali sono appunto risultati molto efficaci nel conflitto per procura: i droni.

Decenni fa, una simile intraprendenza avrebbe generato timore tra gli oppositori dell’Occidente. Nessuno era immune dalla sanguinosa “democratizzazione”. Oggi, però, insieme alla crescita economica, politica e militare dei paesi del Sud del mondo e, il continuo sputare sulle regole internazionali, ha fatto aumentare l’irritazione e l’allontanamento dall’Occidente di un numero di Paesi, fino ad 2 anni fa, inimmaginabile. Ora sono coinvolti soprattutto gli Stati Arabi, tradizionalmente molto sensibili all’occupazione della Palestina.

Il piano, dallo stile Napoleonico, di rifiutare le forniture energetiche russe è divenuto nocivo per gli stessi ideatori, non era difficile da comprendere fin dall’inizio, che sarebbe sfociato in un suicidio economico per il vecchio continente e, continuando su questa strada, lo sarà anche per il partner d’oltre oceano, infatti, rileviamo molteplici indici che confermano il prossimo collasso economico.

Il mondo è cambiato molto più velocemente di quanto molti si aspettassero e alcuni non sono riusciti a tenere il passo perché ha invertito la rotta. In una situazione in cui l’Occidente non può più agire alla vecchia maniera senza farsi del male e non è abituato alla nuova “maniera”, non resta che augurargli una buona fortuna nel suo cammino verso il precipizio, rimane sempre più isolato mentre, i Paesi “ribelli”, si stanno rafforzando in un’alleanza antioccidentale, verso un nuovo modello di mondo “Multipolare” ritenuto migliore e soprattutto, grazie alla Russia, credibile.

La Lega Araba e l’Unione Africana hanno chiesto che Israele interrompa l’operazione di terra:

“L’operazione di terra di Israele comporterà senza dubbio un gran numero di vittime civili, tra cui donne e bambini, che potrebbero portare a un genocidio senza precedenti. Chiediamo un cessate il fuoco immediato nella Striscia di Gaza e sforzi internazionali concertati per fornire assistenza umanitaria urgente alla popolazione palestinese”.

Entrambe le organizzazioni chiedono alle Nazioni Unite e alla comunità internazionale di prendere una posizione forte prima che sia troppo tardi, per fermare la catastrofe che si sta svolgendo davanti ai nostri occhi.

È tempo che venga concesso uno Stato ai Palestinesi, avranno le capacità Umane di ascoltare questo ennesimo importante appello?


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Gianfranco Uccheddu

Osservatore indipendente in campo politico e sociale. Scrive e collabora come opinionista e reporter per alcune testate online.

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