Geopolitica

Massiccia preparazione dell’esercito israeliano con decine di migliaia di soldati per l’invasione terrestre di Gaza, mentre i media ebraici segnalano una fase critica nelle relazioni Israele-Egitto

L’esercito di occupazione si sta preparando per una probabile invasione della Striscia di Gaza con decine di migliaia di soldati, mirando a stabilire il controllo su Gaza City e a sconfiggere la leadership di Hamas. Queste informazioni emergono da un rapporto recentemente pubblicato dal “New York Times”, basato sulle testimonianze di tre alti ufficiali militari.

Secondo il quotidiano americano, questa incursione terrestre rappresenterebbe la più massiccia operazione militare condotta da Israele dalla sua incursione in Libano nel 2006. Inoltre, segnerebbe la prima volta dal 2008 che Israele tenta di assumere il controllo e mantenere il territorio, almeno temporaneamente.

Il rapporto non offre chiarezza riguardo agli obiettivi specifici che Israele intende perseguire a Gaza e neanche se pianifichi una completa occupazione del territorio. Inoltre, i dettagli sul significato esatto delle dichiarazioni dei tre alti funzionari militari riguardo alla “distruzione della leadership di Hamas” rimangono sfocati.

In un contesto parallelo, le relazioni tra Israele ed Egitto hanno raggiunto una fase critica. L’attuale conflitto pone l’Egitto di fronte a tre sfide senza precedenti, alcune delle quali non aveva mai affrontato prima, e certamente non con questa gravità, come riferisce la televisione israeliana.

La prima sfida riguarda il timore che migliaia, forse addirittura di più, dei palestinesi nella Striscia di Gaza (che conta una popolazione di 2,2 milioni di persone) possano cercare di fuggire attraverso il valico di Rafah in direzione del Sinai. Anche se il valico è attualmente chiuso, l’Egitto potrebbe trovarsi nella difficile posizione di doverlo tenere chiuso nel caso in cui una crisi umanitaria a Gaza spinga migliaia di persone a tentare la fuga.

Fonti egiziane suggeriscono che in Occidente circolino preoccupazioni riguardo all’idea di insediare rifugiati palestinesi nel Sinai. Nel frattempo, l’Egitto ha rifiutato le richieste americane di accogliere i palestinesi da Gaza.

La seconda sfida, come riportato da Hebrew Channel 12, è legata alla posizione e al ruolo dell’Egitto nell’attuale crisi. Tradizionalmente, l’Egitto è stato il principale attore regionale e si trova ora a rischio di vedere altri paesi, come il Qatar, la Turchia e forse altre nazioni del Golfo, intromettersi nel suo ruolo storico, danneggiando l’immagine di leadership dell’Egitto nel mondo arabo.

La terza sfida è la necessità per la leadership egiziana di calmare l’opinione pubblica che sostiene i palestinesi, anche se non necessariamente Hamas in particolare. Con il peggiorare della crisi umanitaria a Gaza, in Egitto (e nel mondo arabo in generale) cresceranno le voci che chiedono un intervento e forse persino la sospensione o la rottura delle relazioni con Israele.

Il rapporto avverte che il deterioramento delle relazioni tra i due paesi potrebbe evolvere in diverse direzioni. In primo luogo, a causa di dichiarazioni insensate da parte di Israele, come la raccomandazione del ministro dell’Istruzione Yoav Kisch ai palestinesi di lasciare Gaza e dirigersi verso l’Egitto. In secondo luogo, la diffusione di informazioni confuse, come la notizia che l’Egitto avrebbe avvertito Israele di un’operazione di Hamas, che i funzionari egiziani hanno successivamente negato. Terzo, c’è il rischio che si preferisca un mediatore arabo diverso dall’Egitto. Infine, e forse più importante, il deterioramento delle condizioni umanitarie a Gaza potrebbe esercitare pressioni sul regime egiziano per adottare misure contro Israele.

Questo peggioramento delle relazioni tra Israele ed Egitto potrebbe anche arrecare danno alle relazioni di Israele con altri paesi arabi moderati e limitare notevolmente la portata delle attività israeliane a Gaza.

Fonte


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Davide Donateo

Fondatore, Editore e Direttore Editoriale di News Academy, con una notevole esperienza, già fondatore di Database Italia e della casa editrice inglese Database International. Autore esperto nel campo della geopolitica e dell'OSINT (Open Source Intelligence), impegnato nella produzione di analisi approfondite e informazioni di alta qualità. Notevole Il suo impegno nel diffondere consapevolezza e conoscenza su temi cruciali che modellano il mondo contemporaneo.

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