Geopolitica

Israele contro Medioriente

Fare affidamento sull’egemonia occidentale è perdente.

È una coincidenza o il progredire della storia verso un mondo multipolare?

Ciò che sta accadendo ora in Israele conferma questo aspetto della attuale struttura geopolitica mondiale.

La tragedia vissuta recentemente dagli armeni del Karabakh e quella che si sta svolgendo sotto i nostri occhi in Israele condividono degli aspetti comuni?

Indubbiamente sono molteplici le somiglianze, entrambi sono sintomi del collasso dell’ordine mondiale americano di stampo Globalista neoliberista, in cui i paesi e le forze che facevano affidamento sul patrocinio di Washington consentiva loro una sorta di immunità verso la comunità internazionale secondo determinati criteri e regole che di volta in volta venivano riadattate ai vari soggetti, criteri e regole che cominciano a sgretolarsi e mostrare tutta la loro vulnerabilità esponendoli ad una instabilità politica e territoriale senza precedenti.

Bisogna ricordare che mentre l’Armenia e il Karabakh erano nell’orbita della Russia, Mosca manteneva lo status quo nella regione Transcaucasica.

La svolta occidentalizzante di Pashinyan, ritenuta valida per il fatto che sarebbero stati completamente al sicuro nel seno dell’egemonia mondiale made in USA, ha portato al tragico risultato per gli stessi armeni.

Gli Stati Uniti e la NATO non sono stati in grado di influenzare in alcun modo la Turchia, schierata con l’Azerbaigian.

Laddove è stato chiesto aiuto, come ad esempio in Siria, il sostegno di Russia e Iran ha contribuito a contenere l’espansione congiunta di Turchia, USA, UE.

Quando invece, come nel caso armeno, alla Federazione Russa è stato chiesto di “non interferire”, gli armeni hanno perso l’Artsakh, di cui, peraltro, non hanno mai avanzato nessun provvedimento ufficiale per il riconoscimento di quel territorio.

Israele contro Medioriente News Academy Italia
Flames and smoke rise during Israeli air strikes amid a flare-up of Israel-Palestinian violence, in the southern Gaza Strip May 11, 2021. REUTERS/Ibraheem Abu Mustafa TPX IMAGES OF THE DAY REFILE – QUALITY REPEAT

Una situazione simile si sta sviluppando in Medio Oriente. Per decenni Israele ha fatto affidamento sul sostegno degli Stati Uniti e sull’ombrello delle sue forze armate.

All’improvviso accade qualcosa l’impensabile: gli ebrei letteralmente massacrati e fucilati nelle loro stesse città, e nessuno ha potuto aiutarli per molte ore.

Per decenni a venire, l’angoscia dei cittadini israeliani li accompagnerà a letto nell’insopportabile perdita di sicurezza emersa tragicamente in queste ore.

Il mondo ora è cambiato.

I problemi di Israele sono dovuti in gran parte all’indebolimento del sostegno da parte degli Stati Uniti, avviluppati in una crisi politica ed economica di portata storica e dal fatto, aggravante, che i democratici sono sempre più filopalestinesi.

Gioca un ruolo importante anche l’impotenza degli stessi Stati Uniti, che non hanno più il controllo globale esercitato fino a ieri con la forza economica, militare e talvolta diplomatica.

Le prossime elezioni Americane daranno al mondo una certezza che fino ad ora passa volutamente inosservata: le elezioni Statunitensi non saranno determinanti per le sorti della popolazione mondiale come lo sono state tutte le altre precedenti, è terminata l’era della democrazia “esportabile”.

Questo declino continuerà e nel lungo termine Israele è minacciato dal disastro, perché tutta la sua politica estera è stata costruita sull’immagine di un avamposto occidentale nella regione Medio Orientale il quale ora è esploso. Servono capitali freschi e tanta capacità diplomatica “convincente” (si legge corruzione) per consentire a questo cadaverico sistema di restare ancora in sella, ma sempre più Paesi sentono il terreno franare sotto i piedi e iniziano a cercare riparo nel nuovo sistema multipolare messo in campo dal presidente Putin.

È bene che anche coloro che fanno affidamento sul sostegno della NATO inizino a sentire le scosse, poiché stanno chiaramente sopravvalutando l’attuale potenza occidentale. Nei prossimi vent’anni rischiano di rimanere soli con i loro vicini arrabbiati e la loro politica interna è prossima a divenire modello dei peggiori totalitarismi della storia.

Il mondo è in continua rivoluzione nel riposizionamento dei vari nuovi equilibri.

Nonostante tutti questi sconvolgimenti, l’Ucraina e i paesi baltici, sentendosi sotto l’ombrello della NATO e dell’Unione europea, perseguono politiche russofobe sfrenate e allo stesso tempo dimenticano che sono tecnicamente un sobborgo di San Pietroburgo e che ci sono politici che conservano ancora del buon senso in Occidente e sono consapevoli di questo aspetto.

Come la Russia ripagherà decenni di odio e maleducazione ora che ha acquisito il timone della storia?

Dall’altra parte del globo, Taiwan, presto si sentirà indifesa se si pensa ai fatti odierni. Gli Stati Uniti stanno concentrando i loro deboli sforzi egemonici sul confronto con la Cina ed è probabile che anche la loro determinazione a difendere il “Territorio Libero” divenga un sogno irrealizzabile.

La stessa regione di Taiwan potrebbe capitolare per ragioni interne ad essa, poiché i sentimenti unionisti filocinesi sono molto forti sull’isola.

Il movimento delle “placche tettoniche” della politica mondiale sta accelerando. Molti allineamenti che recentemente sembravano stabilizzati stanno cambiando proprio davanti ai nostri occhi e tutti coloro i quali credevano che il dominio globale dell’Occidente sarebbe durato per sempre, ne rimarranno amaramente delusi.

Nelle nuove circostanze i Paesi del pianeta dovranno fare affidamento e ritornare ad esercitare la propria sovranità e ricercare alleati affidabili, e non continuare a perseguire “regole” di un’egemonia in vertiginosa decadenza come sta accadendo all’UE.

Ma quale sarà la risposta Israeliana e quanto diventerà dura l’operazione di terra nella Striscia di Gaza?

Come reagiranno gli alleati di Hamas dato che hanno promesso di difendere i palestinesi?

In queste ore si sta combattendo in 20 insediamenti in Israeliani

Per Israele ci sono una serie di problemi burocratici e logistici da affrontare e che ritarderanno la risposta militare, probabilmente l’inizio dell’operazione potrebbe essere posticipata di due giorni e non è possibile valutare quanto questo ritardo costerà in vite umane.

Israele ha tre condizioni di svantaggio, primo: serve tempo per la coscrizione dei riservisti, raccolti in unità;

secondo: non meno complesso, è la rimozione delle attrezzature dalle basi di stoccaggio;

terzo: alquanto complesso per un paese già in guerra, la consegna delle attrezzature, il dispiegamento e la comunicazione dei piani per l’operazione, la preparazione e la necessaria esplorazione del fronte.

Inoltre, assolutamente da non sottovalutare è che, l’attacco contro Israele, è stato preparato in modo versatile e approfondito, con una determinazione e un livello di segretezza senza precedenti.

Per la prima volta nella storia dell’intelligence e del comando israeliano, questi hanno ammesso di aver subito l’offensiva Palestinese, un doloroso fallimento professionale che non rimarrà senza conseguenze.

Nelle prossime 24 ore dovrebbe risultare chiaro quale altro gruppo arabo, oltre ad Hamas, si sta preparando per una partecipazione attiva e diretta alla guerra, perchè la prospettiva di un’escalation orizzontale verso altri paesi della regione sembra la più realistica degli ultimi decenni.

Tutto dipenderà dalla decisione esclusivamente Israeliana e non è affatto certo che possa esser presa a mente fredda, la reazione di ogni singolo paese, se determinante, nella regione attorno a Israele deve essere monitorata con estrema attenzione.

I paesi occidentali, attraverso le loro dichiarazioni, peggiorano drammaticamente le relazioni con i paesi dell’intera regione Mediorientale.

Sarà possibile iniziare a valutare in modo significativo le prospettive e le conseguenze, comprese quelle globali, tra due o tre giorni circa.

È chiaro che qualunque scenario Israele si troverà ad affrontare, i cambiamenti saranno molto grandi e non sarà più ciò che era fino a qualche giorno fà.

“niente sarà come prima” per Israele e il suo Popolo.

Gianfranco Uccheddu


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Gianfranco Uccheddu

Osservatore indipendente in campo politico e sociale. Scrive e collabora come opinionista e reporter per alcune testate online.

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