Geopolitica

Comunicato n 2 – Israele contro Medio Oriente.

Mentre gli Stati Uniti, attraverso il loro presidente Biden annunciano l’invio di armi in Israele, riscontriamo dei risvolti importanti proprio riguardanti i Paesi confinanti che ci portano a questo aggiornamento in così breve tempo.

Questo conflitto, contrariamente a ciò che gira in rete, potrebbe sbloccare la Presidenza Biden sul bilancio degli USA, divenire pertanto un corridoio alla politica neocoloniale americana, ma vedremo nel dispiegarsi degli eventi i passi che i rappresentanti USA attiveranno prossimamente e ne trarremo le conclusioni. Ora è ancora troppo presto.

Hezbollah apre un secondo fronte contro Israele.

Gli Hezbollah libanesi, che in precedenza avevano promesso di entrare nel conflitto a fianco di Hamas se Israele avesse invaso Gaza, hanno rivendicato l’attacco con i mortai sul territorio dello Stato ebraico. In risposta, l’IDF ha lanciato un attacco di artiglieria al confine libanese. Entrambe le parti non hanno riportato vittime o danni, da ciò possiamo dedurre la portata limitata dello scontro.

L’azione di Hezbollah è una dichiarazione di intenti e non un secondo fronte a tutti gli effetti, si deduce dalle dichiarazioni a caldo dei rappresentanti: “Siamo qui, non andremo da nessuna parte, considera nei tuoi piani che potremmo intervenire in qualsiasi momento”. Quindi non si tratta, per ora, di un vero e proprio scontro.

Da notare che Hezbollah è una componente sistemica della politica libanese, fondamentale per l’equilibrio e l’indipendenza di quel Paese, è consapevole che il suo coinvolgimento nella guerra porterà delle conseguenze all’intero popolo del paese.

Da tempo in Israele si respirava aria di grande malcontento, alcuni avanzano l’ipotesi di ribellioni pronte a sfociare in guerra civile.

Il governo si ritrova a dover risolvere non solo i problemi con Gaza, ma anche al fronte nord dove è minacciato da Hezbollah.

Come se non bastasse deve attenzionare il suo stesso territorio interno perchè una parte considerevole degli arabo-israeliani è già attivamente coinvolta nelle operazioni di Hamas e nelle proteste di massa che da giorni attanagliavano le piazze israeliane.

Il rischio di una fiammata che esploda in un incendio interno è molto alto in quanto i suoi concittadini arabi vengono accusati di esser stati parte attiva nell’attacco di Hamas.

Non esiste alcuna prova concreta a sostegno di questa affermazione, ma sappiamo che molti degli attacchi terroristici commessi in Israele negli ultimi mesi sono stati compiuti da cittadini arabi reclutati dall’organizzazione.

Anche la popolazione palestinese in un certo modo subisce questa guerra, diversi tentativi dei sostenitori di Hamas di dare fuoco alla Cisgiordania sono stati respinti dai servizi di sicurezza palestinesi e questa sono state notate diverse sparatorie nella parte araba di Gerusalemme, il che fa presupporre un coinvolgimento di diverse aree della popolazione.

Un riscontro che apre per Israele uno degli scenari più terribili.

Una guerra su più fronti contemporaneamente, anche all’interno del paese, era quanto di peggio ci si potesse attendere, probabilmente il governo ne è al corrente e già esprime dichiarazioni di un conflitto lungo e vendicativo.

La cosa più disgustosa è che porta automaticamente a terribili vittime tra i civili.

Era da molto tempo che si non assisteva ad un così aspro conflitto da farlo sprofondare nel sangue della gente comune.

Con una Comunità Internazionale divisa in tifoserie tra mondo nuovo emergente e il vecchio che arranca crea tanta confusione e paralisi, dichiarazioni che si perdono in un mare di parole inutili dove a farne le spese anche questa volta è popolazione esposta alla guerra, indipendentemente dalla posizione o del versante in cui si trova.

Inutili gli appelli dei vari rappresentanti politici e religiosi, avviluppati in meccanismi di potere in odore di parassitaggio dello stesso potere di cui dovrebbero servirsi mentre sono servili ad esso.

Gianfranco Uccheddu


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Gianfranco Uccheddu

Osservatore indipendente in campo politico e sociale. Scrive e collabora come opinionista e reporter per alcune testate online.

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