Geopolitica

BRICS: ALLE PORTE DI UN MONDO MULTIPOLARE. SI, MA …

Le voci di grandi cambiamenti a livello mondiale sono nell’aria da tempo. Non è più un segreto, nemmeno per i media mainstream ormai, che l’egemonia economica e politica degli Stati Uniti, del mondo anglosassone e della finanza oscura egemone dei destini di mezzo mondo, si stia pian piano sgretolando lasciando spazio a nuovi scenari geopolitici. In poche parole, l’arrivo di un mondo multipolare sta per subentrare a un ciclo negativo che ha avuto come fil rouge la paura, il terrore e le diseguaglianze, condotto dal mondo unipolare americano e, più in generale, occidentale. Il concetto di mondo multipolare però, possiede svariate sfaccettature. Non è sufficiente pensare a un cambio di paradigma politico, ma bisogna andare a fondo nella questione economica e, specialmente, quella finanziaria. È in questo senso che bisogna leggere i futuri avvenimenti.

Oltre ai forti cambiamenti politici che avvengono in Africa in questi giorni, da leggere con attenzione ma -per ora- non con troppo entusiasmo (molti dei paesi che provano in queste settimane e mesi a dichiarare un’indipendenza politica da Parigi, come Mali, Niger, Burkina Faso, sono sempre dipendenti dalla Francia a livello prettamente economico tramite il Franco CFA, ci ritorneremo), tutte le attenzioni sono riposte invece sul prossimo vertice del gruppo BRICS, che si terrà a Johannesburg, Sudafrica, fra il 22 e il 24 agosto. Un summit decisivo per un passo importante a livello internazionale. In questo momento, è forse uno degli eventi a livello globale al quale bisogna prestare più attenzione, cercando di non cadere in diversi luoghi comuni e tranelli. Un passo indietro permetterà a tutti di avere le idee più chiare.

Il summit, inizialmente organizzato per i presidenti dei 5 pasi membri dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), è stato presto esteso -tramite invito ufficiale da parte del presidente sudafricano Cyril Ramaphosa- ad altri 69 leader di paesi del cosiddetto ‘grande sud’, la maggior parte dei quali africani. Come ha fatto notare Ramphosa, se tutti i leader invitati partecipassero, si arriverebbe a un totale di 74. Solamente il presidente russo Vladimir Putin parteciperà virtualmente, a causa del mandato d’arresto della parziale Corte Penale Internazionale nei suoi confronti (parteciperà al suo posto il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov).

Una cifra che rischia di diventare storica, con pochi eventi del genere che hanno potuto vantare una così vasta presenza di leader. Un dato interessante, che lo diventa ancora di più se si calcola che nessun paese occidentale vi è stato invitato. Anzi, secondo alcune fonti è stato addirittura proibito ad alcuni interessati, come il presidente francese Emmanuel Macron, di sedersi al tavolo degli invitati. Come riportano da alcuni media, il presidente francese Emmanuel Macron aveva richiesto con interesse di poter partecipare ma la sua richiesta è stata rifiutata, incontrando una forte opposizione soprattutto da parte di Russia e Cina, i quali hanno considerato la partecipazione francese e, in particolare, dello stesso Macron come ‘inappropriato’. Sebbene quest’ultimo abbia fatto dichiarazioni contro l’egemonia del dollaro e alcune aziende francesi abbiano commerciato in yuan cinesi, questo non è stato abbastanza.

Questo non può essere altro che un segnale diretto al cuore del mondo unipolare anglosassone e europeo. L’occidente non parteciperà, ‘per evitare che i piani globali del gruppo possano essere svelati e usati contro di esso’ ha dichiarato la Russia.

La Germania ha dal canto suo attaccato il gruppo BRICS accusando i suoi paesi membri di voler aggirare le sanzioni contro la Russia. Sanzioni a senso unico, imposte da un occidente ormai in crisi che non sa più come fermare un cambiamento inevitabile.

Il gruppo, ormai noto al mondo dal 2009 ma che non ha mai destato tanto interesse come ora, potrebbe diventare il fulcro di un cambiamento internazionale a livello finanziario e commerciale, sancendo l’inizio -ma è da sottolineare, solo l’inizio- di una nuova epoca a livello globale. Perché è di questo che si parlerà principalmente a Johannesburg: la fine dell’era del ‘petrodollaro’, dell’egemonia finanziaria USA e l’inizio di un commercio più equo, in valute nazionali, abbandonando il ‘greenback’ che ha sfavorito se non distrutto economie di paesi interi.

L’argomento principale verterà quindi sull’allentamento dal dollaro nel commercio internazionale, privilegiando le diverse valute. Una tendenza che si è già cominciata a notare negli ultimi mesi.

Oltre a questo argomento, sul quale ritorneremo più in basso, molto si è detto negli ultimi mesi anche riguardo una possibile espansione del gruppo in un’unione commerciale rinominata BRICS+. In effetti, molti paesi si sono detti interessati ad unirsi, creando così un’alleanza commerciale globale capace di sfidare lo strapotere e il controllo quasi totalitario del dollaro americano come moneta di riferimento negli scambi commerciali internazionali.

Le notizie hanno parlato di 44 nazioni interessate ad entrare nel gruppo e aggiungersi anche come azionisti alla New Development Bank (NDB), la banca ‘BRICS’ (fondata nel 2015, conta ora 9 membri, oltre ai 5 BRICS anche Bangladesh, Uruguay, Emirati Arabi Uniti e Egitto). Fra i possibili pretendenti, l’Arabia Saudita avrebbe un ruolo privilegiato e potrebbe diventare membro ufficiale della NDB già al summit di agosto. Da un lato sarà un colpo duro da digerire per gli Stati Uniti, che perderebbero non solo un alleato strategico ma anche uno dei maggiori produttori di risorse naturali allontanarsi dalla loro sfera di influenza (specialmente commerciando il greggio in altre valute, come già accade con Russia e Cina). Dall’altro, un grande balzo in avanti per i BRICS che vedrebbero nuovi fondi affluire nelle casse della banca, rafforzando la posizione anche di una Russia duramente colpita dalle sanzioni occidentali e diventando sempre più competitivi con il G7 occidentale in materia economica.

Tuttavia, bisogna calcolare che, sebbene più di 40 paesi abbiano espresso interesse ad unirsi al gruppo, dato appurato e ufficiale, ben differente è il fatto che solamente 13 di questi hanno ufficialmente richiesto di aderirvi: Bangladesh, Venezuela, Arabia Saudita, Indonesia, Argentina, Etiopia, Messico, Bahrain, Nigeria, Algeria, Egitto e Iran.

Sebbene il ministero degli esteri indiani abbia smentito queste voci dichiarandole “infondate”.

Ciò nonostante, il discorso riguardante l’espansione del gruppo trova molti punti contrastanti fra i 5 membri del gruppo, i quali dovranno discutere attentamente prima di procedere. Un’espansione, secondo quanto è emerso attraverso varie dichiarazioni, sarebbe oggetto di preoccupazione soprattutto da parte indiana, a causa del suo rapporto ambivalente con la Cina. L’India e il Brasile vedrebbero un’eventuale espansione come una minaccia rappresentata dal potere cinese, cercando quindi di rallentare un rapido ingrandimento dell’alleanza. Voci però smentite dal ministero degli esteri indiano, che ha dichiarato queste voci ‘infondate’.

L’espansione del gruppo potrebbe poi esacerbare il problema di uno sbilanciamento e di disparità economiche già presenti nel gruppo. Non basterà certo l’astio comune nei confronti dell’occidente – che sembra essere il comune denominatore – a risolvere questo problema.

L’argomento che ha creato paura, sgomento ma anche tanta felicità e attese per questo summit, riguarda la possibile creazione di una nuova moneta/valuta BRICS che sfiderebbe direttamente lo strapotere del dollaro americano nel commercio internazionale, sostenuta da materie prime come oro e argento. Un evento capace di cambiare lo schema geopolitico ed economico a livello mondiale e che ha fatto parlare molto di sé ma che non verrà discusso a Johannesburg.

Il primo ad annunciare la possibile creazione della moneta è stato Anil Sooklal, l’ambasciatore sudafricano presso i BRICS. Dichiarazioni che ha confutato in un secondo momento, dichiarando che una valuta BRICS non sarà in discussione al prossimo summit. Una grande confusione si è creata attorno a questo argomento, con dichiarazioni divergenti dei ministri dei paesi membri.

Dopo le dichiarazioni di Sooklal, nel web sono girate moltissime voci, smorzate solo in un secondo momento da Russia e India. L’india ha annunciato che non è interessata, nel corto termine, alla creazione di una nuova valuta volendo privilegiare la Rupia. In un secondo momento la presidente della Banca centrale Russa, Elvira Nabiullina, invece ha sì fatto capire l’interesse da parte dii Mosca per la creazione futura di una valuta comune, ma ha anche fatto intendere che non sarà cosa facile e veloce da realizzare.

Anche in questo caso, sebbene le possibilità di creazione di una moneta BRICS potrà diventare realtà fra qualche anno, in questo momento non è realistico creare una nuova valuta partendo da paesi con interessi divergenti e capacità economiche abissali, capace di contrastare il dollaro americano.

Volenti o nolenti, il dollaro americano rappresenta sempre uno standard per ora, sebbene indebolito, dal quale moltissimi paesi dipenderanno fintanto che non troveranno una soluzione per slegarsi completamente. Il dollaro americano è la valuta preponderante nelle riserve di quasi tutte le banche mondiali, sebbene la percentuale si sia ridotta da un 71% delle riserve mondiali fra il 2002 e il 2003 al 59% del 2023.

Il commercio in valute nazionali e il ritorno al patron oro, sono sicuramente già un inizio importante dimostrando come questo trend stia lentamente cambiando, con molti paesi che stanno acquistando sempre più riserve di altre valute, come lo yuan cinese, ma soprattutto l’oro e molti paesi stanno trovando il coraggio di fare il grande passo e abbandonare il ‘greenback’, stampato senza ritegno in base alle esigenze dei banchieri, dei grandi finanzieri e delle lobbies americane sottomettendo tutto il mondo al proprio controllo e quindi agli umori della propria economia.

Un altro segnale che premette cambiamenti in questo senso è l’evidenza che moltissimi paesi e le rispettive banche centrali stanno acquistando oro senza freni. Inoltre, l’introduzione a livello mondiale delle valute digitali (in inglese CBDC), è anche visto come una valida opzione da parte dei BRICS per porre fine al sistema SWIFT e quindi all’egemonia del dollaro americano.

Ricapitolando quindi, il vero cambiamento che potremo osservare e che sta succedendo in tempo reale, è il cambio di paradigma a livello di scambi commerciali fra nazioni. Uno dei temi più importanti del summit di fine agosto, come detto, riguarderà infatti gli scambi commerciali con le proprie valute nazionali principalmente fra gli stati BRICS, ma sicuramente anche gli invitati verranno esortati a fare la stessa cosa. Come diceva il presidente keniano William Ruto durante un discorso al suo parlamento: “Perché siamo costretti a comprare cose da Djibuti, i nostri vicini, e pagare in dollari americani? Non siamo contro il dollaro americano, ma lasciateci commerciare più liberamente”

Il dollaro non sarebbe più parte integrante di scambi fra nazioni indipendenti, ma queste comincerebbero ad usare la loro moneta. Questo non solo avverrà per i paesi BRICS ma anche per tutte le nazioni che accoglieranno l’invito del gruppo a farlo. L’India, per esempio, ha già convinto almeno 20 paesi a commerciare in rupie indiane, facilitando l’apertura di conti nella valuta nazionale.

Brasile e Argentina avrebbero un piano per la creazione di una moneta unica fra le due nazioni. Ma nell’ultimo anno, in particolare, lo yuan cinese ha aumentato il suo volume di scambio commerciale fra la Cina e altri paesi, anche occidentali (come la Francia, che ha commerciato in yuan cinesi con la Cina per la prima volta in marzo), ma anche il rublo russo. Gli Emirati Arabi Uniti e altri paesi hanno firmato accordi di scambio in queste monete con i rispettivi paesi. Un dato molto interessante che non raggiunge l’ideale di una nuova moneta BRICS, ma che mette in evidenza sicuramente la volontà di lasciare il dollaro americano e quindi di abbandonare il campo occidentale.

In generale, sia la discussione su una possibile valuta BRICS che sull’allargamento del gruppo, ha avuto anche risvolti negativi mostrando le falle interne. Nell’Alleanza, alcuni paesi non intrattengono una relazione pacifica tale da fidarsi completamente l’uno dell’altro. L’esempio più lampante è il caso di Cina e India, i quali storicamente ma anche recentemente hanno vissuto forti tensioni. La Cina, inoltre, è vicina al Pakistan, nemico storico di New Dehli, che ha ufficialmente espresso preoccupazione riguardo all’aumento esponenziale dello yuan cinese negli scambi internazionali, visto dall’India come una minaccia.

Gli Stati Uniti, in panico, hanno già annunciato una serie di incontri politici con leader africani nei prossimi giorni per cercare di toppare le ferite. Difatti, l’indebolimento più importante lo subirebbe la loro economia e il sistema finanziario, che farebbe di conseguenza crollare il castello di carta malato costruito a livello mondiale.

Al di là di quello che davvero succederà in Sudafrica a fine agosto, sarà un momento epocale che determinerà l’inizio di quello che è stato chiamato il mondo multipolare. Molte sono le teorie e le speculazioni riguardo a ciò che succederà, ma in particolare questo determinerà progressivamente la fine del liberismo occidentale e dell’oppressione di questo a livello mondiale. Questo è forse il dato analitico più determinante da ritenere e che porterà a un cambiamento epocale per l’intera umanità. Che i BRICS e il nuovo mondo multipolare e le valute digitali significhino l’inizio del sistema finanziario quantico, è sicuramente una buona notizia. Ma anche questa, da provare con i fatti.

Insomma, bisognerà vedere in quale misura i politici delle 5 potenze riusciranno a concretizzare cambiamenti concreti in poco tempo.


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Filippo Rossi

Filippo Rossi, giornalista e reporter svizzero, ha studiato scienze politiche, letteratura e linguistica araba e portoghese all’università di Zurigo. Specializzato in politica internazionale e conflitti, collabora con testate italiane, svizzere e internazionali. Maratoneta pluripremiato, partecipa a competizioni sportive nei paesi in cui si trova per lavoro, in condizioni estreme come quelle dei deserti africani, risultando tra i migliori atleti runner del mondo. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo libro sulla migrazione, "Il gioco impossibile" (Dadò Editore, Locarno).

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